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Fondi europei per la transizione energetica anche per il nord Sardegna

Il presidente del Consorzio Industriale di Sassari Valerio Scanu scrive al presidente della Regione Christian Solinas

Valerio Scanu

Sassari. Il presidente del Consorzio industriale provinciale di Sassari, Valerio Scanu, scrive al governatore della Sardegna, Christian Solinas, per sollecitare un intervento a beneficio dell’area industriale di Porto Torres, esclusa dalle sovvenzioni per la transizione energetica. Transizione che per l’area turritana è prevista per il 2025. Al momento, infatti, la Commissione Europea ha compreso per l’Italia solo Taranto e il Sulcis tra i territori destinatari dell’intervento.

Una scelta che lascia quantomeno perplessi, perché se è vero che si tratta di aree con grandi difficoltà, lo è altrettanto il fatto che Porto Torres in prospettiva potrebbe subire un pesante contraccolpo derivante dalla chiusura della centrale a carbone di EP. Che dismetterà le linee di produzione di energia elettrica. Tra meno di cinque anni.

Nella sua articolata nota, il presidente del Consorzio industriale chiede al Governatore se la Regione abbia riportato nelle sedi competenti l’inopportunità dell’esclusione di questo sito, in previsione del phase out. Territorio, peraltro, inserito nell’area di crisi industriale complessa che dimostra la necessità di interventi in termini di risorse e strumenti consistenti che possano (e debbano) essere messi a disposizione dalle istituzioni europee. A rischio potrebbero esserci, infatti, circa 400 posti di lavoro.

«La zona industriale di Porto Torres, area di competenza del Consorzio Industriale Provinciale di Sassari, non è stata ricompresa tra i territori destinatari delle sovvenzioni per la transizione energetica, nonostante l’attuale presenza di una centrale a carbone, che dovrà interrompere la produzione entro il 2025 – scrive nella sua lettera il presidente Scanu –. Il sito di Porto Torres è inserito nell’area di crisi industriale complessa e perciò considerato territorio soggetto a recessione economica con perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, non risolvibile con risorse e strumenti di sola competenza regionale».

In questo senso Scanu chiede un intervento nelle sedi competenti da parte della Regione per rivendicare una più idonea ripartizione dei fondi destinabili all’Italia e alla Sardegna. E che non escludano il nord ovest dell’Isola. Perché il 2025, quando la produzione di energia della centrale a carbone si interromperà, è dietro l’angolo con tutte le sue insidie in termini occupazionali e sociali. Anche se un intervento, conclude il presidente Scanu, è ancora possibile «visto che la Commissione europea ha espresso solo una prima indicazione e quindi la decisione non è definitiva».

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