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“Filodrammatica Belvedere”, il teatro del Ventennio in farsa

Applausi e risate per la nuova commedia in sassarese e in italiano della Compagnia Paco Mustela. Dopo il positivo esordio dello scorso 15 dicembre al Teatro Verdi sarà riproposta il 6 gennaio a Olmedo

FilodrammaticaBelvedere2Sassari. E anche questa volta è stato un successo. La “Compagnia del Teatro Sociale Paco Mustela” l’ha rappresentata per la prima volta al Teatro Verdi di Sassari lo scorso 15 dicembre e già dai primi di gennaio la riproporrà al pubblico: domenica 6 alle 17 all’Auditorium comunale di Olmedo. “Filodrammatica Belvedere” è una farsa in due atti, scritta e diretta da Pierangelo Sanna. Il testo è in sassarese e in italiano. E già questa è una differenza rispetto al repertorio della Compagnia. Le due lingue si intrecciano, in uno scambio che rivela la ricchezza espressiva del sassarese. Un doppio registro grottesco che convince e restituisce uno spaccato di vita reale, con battute della quotidianità che strappano risate immediate. La vicenda è ambientata negli anni Trenta, in pieno Ventennio. A Sassari una compagnia teatrale di provincia, che si presenta quanto mai sgangherata, tenta di mettere in scena una commedia dal titolo curioso: “Pasqua nella dimora dei signori Tupiello”. Tra i personaggi, oltre a Saverio, autore della pièce e regista, vi sono un attore cocainomane con un pesante difetto di pronuncia, una attrice dedita agli alcolici e Pitipù, l’amante svampita del gerarca locale Don Vincenzo, che la impone alla compagnia. Prove in teatro che denotano tutti i limiti degli attori ma anche del testo della commedia da rappresentare, tanto che il gerarca stesso si impone e ne stravolge financo il titolo (che diventa un eduardiano “Natale in Casa Cupiello”), prima scontrandosi con il regista e poi allacciando con quest’ultimo un rapporto di amicizia. Un ribaltamento delle posizioni iniziali che raggiunge l’apice quando per la compagnia si presenta l’occasione della vita, debuttare a Roma alla presenza del Duce. Che avviene con un colpo di scena finale e risolutivo tra Don Vincenzo e la sua Pitipù.

Un cast che ancora una volta ha dimostrato un grande affiatamento. La Compagnia Paco Mustela è una garanzia sul palcoscenico: battute dirette e irriverenti, ma anche stereotipi portati all’eccesso. Due su tutti: il gerarca con tutto il bagaglio delle espressioni, soprattutto facciali e gestuali, dei fascisti, e la pupa svampita sveglia solo nel cogliere involontari doppi sensi. Mattatore ancora una volta Paolo Salaris, nei panni del capo comico che vorrebbe essere un attore e regista serio. Poi Chiara Ara, Fabio Masala, Paolo Pintore, Alessandra Sanna, nel ruolo di Pitipù, e Monica Anelli. E Leonardo Marras, ovvero Don Vincenzo, il gerarca fascista dalla ducesca mascella volitiva (ma fino a un certo punto…), con il suo tirapiedi-esecutore Giulio Cesare, ovvero Salvatore Pinna.

Scenografie, trucco e parrucco Monia Mancusa, reduce dai successi della Stagione Lirica, insieme a Tony Grandi che ha curato il disegno luci e la fonica. I costumi erano di Anouska Montis, gli effetti sonori di Andrea Vuolo, per l’allestimento Michele Grandi e Paolo Palitta. Direttrice di scena Monica Anelli.

“Filodrammatica Belvedere” era già stata rappresentata in prima assoluta a Gorizia lo scorso novembre in occasione delle celebrazioni dei cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale alla presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni Comunali di Gorizia e di Sassari riscuotendo un grande successo. (lufo)

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