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Eva Mameli, figlia del Paese delle donne

La scienziata sarda, mamma di Italo Calvino, nacque a Sassari il 12 febbraio 1886. Di Fabritziu Dettori

Eva Mameli

Non stupitevi di lei, la Sardegna è da sempre il Paese delle donne.

Eva Mameli nacque a Sassari il 12 febbraio 1886. Crebbe come tutti i bambini, ma era evidente in lei l’interesse per i meccanismi “magici” della natura. E studiò, senza mai fermarsi, fino alla fine, perché «Il tempo non va sprecato», e «Scoprire è necessario per essere utile».

Esaudire i suoi sogni significava superare con fermezza vari ostacoli, come iscriversi in quel liceo frequentato da soli maschi a Cagliari. All’università, conseguirà la “Licenza” in matematica.

Alla morte del padre si trasferirà dal fratello Efisio a Pavia. Nel 1907, in questa città, conseguirà la laurea in scienze naturali e il diploma al Magistero l’anno seguente.

Specializzata in crittogamologia, fisiologia, genetica vegetale e fitopatologia, lavorerà come assistente nel laboratorio crittogamico dell’Università di Pavia. Nel 1915, la prima volta per una donna in quest’ambito, otterrà la libera docenza in Botanica. La sua fama varca i confini tricolori, ma è anche l’anno del Primo Conflitto mondiale, e lei volle essere “utile”: sarà una valorosa crocerossina pluridecorata.

Nel 1920, Eva sposa l’agronomo Mario Calvino e si sposta a Cuba, dove, tra i miglioramenti alle colture isolane e l’apertura di una scuola agraria per i campesinos, nasce nel 1923 Italo Calvino, uno dei più importanti scrittori italiani.

Due anni dopo i Calvino si stabiliranno a Sanremo, città natale di Mario, per dirigere la Stazione Sperimentale di Floricoltura, dalla quale nasceranno numerose varietà di fiori.

Da lì a poco, Eva vincerà il concorso per la cattedra di Botanica dell’università di Cagliari. Da stimata scienziata, le sarà affidata anche la direzione dell’Orto Botanico. Con la nascita del secondogenito Floriano, dovette combattere tra la gioia per il nuovo arrivato e il dolore di dover rinunciare a quegli incarichi. Rientrerà così a Sanremo per dedicarsi alla famiglia e agli studi sulle piante.

Durante la seconda guerra mondiale fu ancora “utile”, offrendo rifugio a ebrei e antifascisti. E mentre i figli combattevano nella resistenza, i fascisti arrestarono lei e il marito, subendo, separatamente, la fucilazione simulata affinché rivelassero il nascondiglio dei figli. La Croce Rossa le conferì la medaglia d’argento e il Ministero degli Interni quella di bronzo.

Eva Mameli morì a Sanremo il 31 marzo 1978.

Tra le sue numerose pubblicazioni, oltre duecento, spicca “Sulla flora micologica della Sardegna”, e ognuna di esse pare esaltare il nome della Sardegna e onorare la donna sarda. Ma di lei quanto si è scritto e quanto è celebrata la sua figura oggi senza aspettare il suo anniversario?

La casa in cui nacque in via Turritana

Sassari dal 2013, grazie al Garden Club della città, ricorda Eva Mameli con una targa nella casa in cui nacque, l’ultima porzione di via Turritana che si affaccia al piazzale del Duomo di San Nicola, e, dal 2015, con l’intitolazione del giardino di via Tavolara, forse non proprio il massimo, col nome di battesimo di Evelina. Cagliari, città nella quale studiò e insegnò, intitolerà a suo nome, quello con il quale la Mameli si firmava, Eva, sia l’Istituto Tecnico Commerciale di via Sulcis sia, dal 2016, un’aula dell’orto botanico dell’Università.

Per quanto riguarda Sanremo, che grazie a questa scienziata sarda è diventata la capitale della “Riviera dei fiori” e della produzione floricola più importante d’Europa, non una via, o piazza, la rammenta.

Fabritziu Dettori

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