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Emergenza Covid a Sassari, Campus: «La situazione in città è davvero preoccupante»

«Non possiamo aspettarci un miglioramento dei numeri se non facciamo nulla. Oggi sappiamo che le mascherine sono la nostra unica protezione»

NanniCampusottobre2020
Il sindaco Nanni Campus

Sassari. «Dobbiamo stringerci tutti, come abbiamo fatto nella primavera passata, per affrontare quello che sembrava un pericolo scampato. Qualcuno ci aveva detto dagli schermi della tv che il virus era clinicamente morto. La situazione in città è davvero diventata di nuovo molto ma molto preoccupante». Questa mattina il sindaco Nanni Campus ha incontrato la stampa nella sala consiliare a Palazzo Ducale. Distanze, gel disinfettante e dpi obbligatori, prescrizioni osservate rigorosamente da tutti i giornalisti e fotografi presenti. Stessa cosa devono fare tutti i cittadini. Ecco allora l’obiettivo dell’incontro di oggi: «Non possiamo aspettarci un miglioramento dei numeri se non facciamo nulla. Oggi sappiamo che le mascherine sono la nostra unica protezione. Dobbiamo usarle, tutti. Ci sono quelli che dicono di non creare angoscia nella comunicazione. Eppure, come si fa a non trasmettere preoccupazione quando si deve chiedere alle persone di prestare la massima attenzione nella tutela di se stessi e degli altri?», ha ribadito Campus. Ecco allora i numeri. Ai primi di aprile, in piena tempesta pandemica, viaggiavamo in città sui 136-138 positivi domiciliari, poi a metà mese a 110 e a fine aprile eravamo sui 90 positivi domiciliari. «Ieri abbiamo raggiunto i 145 positivi domiciliari, a cui vanno aggiunti i 68 casi del centro di accoglienza del Pagi. Questo significa che adesso siamo oltre i 200 positivi domiciliari, a cui vanno aggiunti 23 ricoverati nelle strutture ospedaliere cittadine. Stiamo arrivando a doppiare i numeri di contagio in città rispetto a quelli che avevamo in piana tempesta pandemica. Non devi creare angoscia, mi dicono. Sì, ma questi sono numeri e dobbiamo sollevare tutti al massimo la nostra attenzione, che diventa allora autodifesa collettiva», ha detto ancora Campus.

Il video della conferenza stampa dalla pagina Youtube del Comune di Sassari

Gli altri numeri dicono che ieri, su 740 tamponi analizzati, 101 erano positivi. Di questi, 78 fanno riferimento al nostro territorio e solo 23 ad Alghero, Tempio e Gallura, Ozieri, cioè dove agiscono le Usca, i centri di prelievo dei temponi. «Al 21 agosto su 348 tamponi, giusto la metà di adesso, avevamo solo 27 positivi, 26 tra Olbia e la Gallura e uno solo in città. In due mesi quindi da un positivo siamo saliti a 78 positivi. Di questi circa due terzi sono asintomatici e un terzo sintomatico o con sintomi leggeri perché non è ricoverato, noi capiamo che in qualche maniera tutto quello che avevamo temuto, il ritorno al lockdown, l’economia che crolla, ce lo stiamo mettendo davanti agli occhi. Non è pensabile di aspettarci un miglioramento dei numeri se non facciamo niente per averlo. Quello che dobbiamo fare per avere questo miglioramento è ciò che deve fare ciascuno di noi. Il continuare a pensare che il virus sia un qualcosa che tocca gli altri o che quando sono seduto al bar a un tavolino di 80 cm con altre persone la mascherina non si usa allora questi sono i numeri».

A Sassari, per le malattie infettive, ci sono 40 letti disponibili, ma attualmente sono 44 i ricoverati. Questo significa che 4 pazienti sono su letti di appoggio. «Questi sono i dati di ieri. Ogni mattina e ogni sera mi confronto sia con il professor Terragni, direttore della Rianimazione, sia con Sergio Babudieri, responsabile delle Malattie Infettive dell’Aou. Vanno poi aggiunti 24 pazienti ricoverati in pneumologia e 6 in clinica medica, più altri 6 al Policlinico. È chiaro che non sono tutti ricoveri sassaresi, siamo un hub e riceviamo ricoveri da tutto il nord Sardegna e parte del centro. Però questi sono numeri impressionanti. In terapia intensiva avevamo 14 letti disponibili, al momento ne abbiamo occupati 13, pazienti con il covid, ce ne sono tre che la giornata di oggi e stanotte potrebbero entrare in rianimazione. Questo significa che in tutto l’hub dell’Aou non può essere espletata la normale attività chirurgica, dovrà essere utilizzato tutto il personale di rianimazione per seguire i pazienti con il covid. Più della metà della nostra potenzialità di assistenza per le altre malattie è ferma». (lu.fo.)

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