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Emergenza Covid-19: «La Regione faccia ritornare a casa i non residenti arrivati in Sardegna»

L’appello della Commissione Disabilità del Comune di Sassari al presidente Solinas. «Quanto di sanitario è rimasto sul territorio è sicuramente insufficiente»

La Commissione Disabilità in occasione dell’insediamento lo scorso 15 gennaio, insieme all’assessore Sassu e al presidente Murru

Sassari. Riceviamo e pubblichiamo la lettera della Commissione Disabilità del Comune di Sassari rivolta al presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore della Sanità Mario Nieddu.

 

Presidente Regione Sardegna
Cristian Solinas
presidente@regione.sardegna.it

Assessore Regionale alla Sanità
Mario Nieddu 
san.assessore@regione.sardegna.it

 

Oggetto: Richiesta azione per contrastare divulgazione Covid-19
 

La Commissione Disabilità del Comune di Sassari da giorni segue con attenzione e apprensione  quanto sta accadendo nella nostra isola a causa del Covid-19. 

Siamo tutti consapevoli che ci troviamo in una grave situazione di emergenza sanitaria e che ciò ci sta portando a vedere ogni giorno aumentato il numero dei morti, i contagiati e delle persone costrette in terapia intensiva, ma anche se la nostra Regione al momento non presenta numericamente un tasso di mortalità e di ricovero come nelle altre Regioni, dobbiamo evidenziare e sottolineare che, a causa del ritardo con il quale è stata adottata l’ordinanza di stare dentro casa e altre misure restrittive, nella nostra isola si è registrato un afflusso di persone pari a 13000 unità, fra quali moltissime persone non residenti in Sardegna ma in altre Regioni della penisola. È di oggi la notizia che si è giunti finalmente alla chiusura dei porti e aeroporti ma dobbiamo essere previdenti e lungimiranti per quello che potrebbe accadere per la presenza così massiccia di persone provenienti dalla zona rossa della penisola e i rischi che questo comporta alla popolazione sarda. 

Nonostante gli sforzi di tutti gli operatori interessati dall’emergenza e le strutture extra che si stanno installando, la sanità sarda non sarà in grado di affrontare questa situazione. Le altre Regioni d’Italia non soffrendo della condizione geografica della Sardegna, possono usufruire di altre strutture di altre Regioni. Loro hanno la possibilità di agire tempestivamente e garantire le cure del caso, grazie a una catena di solidarietà alla quale, noi, per ovvie ragioni, non possiamo accedere. Si è ormai consapevoli che il nostro sistema sanitario presenta grosse difficoltà nella gestione ordinaria dei suoi utenti, la lontananza dalla terra ferma non aiuta, per cui una situazione di emergenza porterebbe al collasso i nostri ospedali e metterebbe in serie difficoltà gli operatori sanitari che si stanno adoperando al massimo e ai quali va tutta la nostra solidarietà.

Ci permettiamo di ricordare le sue preoccupazioni, che condividiamo, in merito alla presenza in Sardegna di un alto numero di anziani, immunodepressi e disabili. I numeri che appartengono a queste categorie posizionano la Sardegna fra le prime regione d’Italia. 

Tutto ciò premesso c’è d’obbligo manifestare la nostra preoccupazione in virtù del ruolo istituzionale che rappresentiamo, mossi da un sincero sentimento di giustificato timore e certi di esprimere il pensiero di tanti cittadini sardi, il momento critico ci costringe a preoccuparci dei nostri conterranei più deboli, indifesi ed esposti all’alto rischio di malattia perciò 

chiediamo

e rivolgiamo a Lei la richiesta di agire per far ritornare nel proprio ambito sanitario ciascun cittadino presente in Sardegna, non residente o con valido e giustificato motivo. 

Ricordiamo che ciascuna Regione è strutturata e organizzata per il numero dei propri residenti e vorremmo non si dimenticasse che proprio per l’esigua popolazione sarda che si attesta su appena un milione e mezzo di persone, si sono operate chiusure di ospedali e reparti che alla luce dei fatti si potrebbero rivelare fatali per i residenti. Quanto di sanitario è rimasto sul territorio è sicuramente insufficiente per quanti sono arrivati in modo incosciente senza valutare lo stato reale della nostra sanità. 

Spaventa la notizia, ormai di dominio pubblico, che nel caso in cui un operatore sanitario, in carenza di strumentazione salvavita, dovesse scegliere chi aiutare, (ad esempio un giovane o un anziano, o un disabile), debba decidere per chi ha più probabilità di sopravvivenza. Non vorremmo ciò avvenisse perché sarebbe una sconfitta del diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione art. 32 e cosa più dolorosa parrebbe un ritorno ad anni bui dove si attuava l’eutanasia i più deboli o gli imperfetti. 

Certi che la sua dimostrata sensibilità sarà motivo di decisione saggia e l’attenzione ai suoi e nostri conterranei dimostrata in questi giorni difficili, la porterà ad altre decisioni che, sia pur dolorose, offriranno ai più deboli una possibilità di sopravvivenza senza arrivare a veder barattare la propria vita con quella di un altro essere umano. 

Con la speranza voglia tenere in debita considerazione la nostra richiesta cogliamo l’occasione per salutare distintamente. 

I Commissari
Laura Useri
Sofia De Martis
Claudia Porcu
Amalia Adriana Rocco
Franco Simula
Giuseppina Tanda
Paola Cossu

Il Segretario
Giovanni Guido

Vice Presidenti  
Francesca Arcadu
Gianfranco Favini

Presidente
Ermelinda Delogu

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