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Donne più consapevoli e uomini più fragili

Grande interesse al convegno sulla violenza di genere organizzato al Palazzo della Provincia dall’associazione culturale AmmentuViolenzaGenereconvegnoSassari. Gli uomini delinquono più delle donne con un rapporto decisamente impari tra i due sessi: negli ultimi dieci anni sono state denunciate in media diciotto donne ogni cento uomini, mentre gli istituti di pena hanno accolto otto donne ogni cento individui di sesso maschile. Il dato è emerso durante il convegno denominato “Violenza di genere. Maschile? Femminile?” organizzato nei giorni scorsi nella Sala Angioy del Palazzo della Provincia di Sassari, in particolare nella relazione introduttiva dell’avvocato Roberto Vannini, segretario dell’associazione culturale Ammentu che ha organizzato l’iniziativa.

Tuttavia, nelle statistiche c’è il famoso numero oscuro dei reati non denunciati. A chiarire quest’aspetto è stata Irma Usai, criminologa clinica per vari istituti penitenziari del Ministero della Giustizia dell’Emilia Romagna e docente di criminologia, psicologia e comunicazione in diverse scuole di Polizia. L’esperta ha dato avvio al dibattito in una sala gremita, di fronte a un pubblico che ha manifestato grande attenzione per il tema, dando seguito a numerosi contributi.

Nel suo intervento, Usai ha spiegato che le donne stanno maturando sempre più consapevolezza e coraggio nel denunciare i soprusi: «La campagne di sensibilizzazione sulla violenza di genere hanno aperto gli occhi del sesso femminile – ha spiegato al specialista –. Gli uomini invece tendono a non denunciare perché si vergognano. Il maschio non può piangere. C’è ancora uno stereotipo comportamentale che nell’immaginario collettivo non permette all’uomo di accettare la condizione di vittima».

Nel corso del dibattito è emerso che la violenza non ha genere: «È semplicemente espressa dai due sessi con modalità differenti. Mentre gli uomini tendono a manifestare aggressività di tipo fisico, le donne attuano meccanismi più sottili, indiretti e psicologici». E se da un lato la cronaca dei “femminicidi” racconta una strage pressoché quotidiana, a Milano e in Veneto sono state aperte cliniche per uomini picchiati.

Alessandra Nivoli, responsabile nazionale della sezione di Vittimologia clinica forense italiana e ricercatrice presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Sassari, ha chiarito che violenza e aggressività nascono da una concomitanza di fattori, come predisposizione, educazione, fattori biologici, psicologici, psichiatrici, sociali, ambientali e situazionali. Nonché abuso di alcol o di altre sostanze. «Anche se i pregiudizi sono difficilissimi da scardinare – ha sottolineato Nìvoli – in rarissimi casi, che vanno dall’1 al 4 per cento, la causa scatenante è da attribuire alla patologia mentale».

Da un punto di vista legislativo – ha fatto notare il penalista Gabriele Satta del foro di Sassari – le problematiche sono spesso affrontate sotto la spinta dell’indignazione popolare, come nel caso dell’intervento normativo denominato “legge sul femminicidio” che, senza immettere nel sistema una specifica figura di reato, aveva l’intendimento di dare maggiori garanzie al genere femminile. «Tuttavia il prodotto finale di questi interventi stratificati si muove su un piano disorganico – ha spiegato il legale – e presta il fianco ad altrettanto inevitabili censure».

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