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Dinamo, l’esperienza dell’anno scorso non è servita

Pesaro e Repesa danno una lezione di umiltà e atteggiamento ad un Banco presuntuoso. Il punto di Aldo Gallizzi

Brava Pesaro, Dinamo dietro la lavagna. Tanta attesa per poi ricadere nello stesso errore commesso l’anno scorso e dal quale si pensava che tutti avessero tratto insegnamento. Sono bastati una manciata di secondi per capire come mentalmente i sassaresi avevano approcciato la partita. Pronti via, 5-0 Pesaro, parziale di 16-4 e time out per cercare di dare una scossa. La scossa arriva e porta il controbreak. La partita va avanti così, la Dinamo sembra prenderla in mano nel terzo quarto (63-50) ma forse pensa di averla già portata a casa e non difende più. Justin Robinson assume le sembianze di Stephen Curry, il suo omonimo Gerald, fa ciò che vuole in uno contro uno, Delfino fa le cose giuste al momento giusto, Drell è immarcabile. Ma soprattutto, nel momento decisivo, Repesa deve rinunciare a Justin Robinson, Drell e Cain in panca per raggiunto limite di falli. Sassari pecca ancora una volta di presunzione e si illude di poterla portare a casa senza ulteriori sforzi. Solo una magata di Gentile consente di arrivare al supplementare, ma neanche lì la musica cambia e i ragazzi di Repesa la vincono e lo fanno con pienissimo merito, dando una lezione di umiltà a tutta la truppa biancoblù.

Dispiace, perché la Dinamo era arrivata col vento in poppa e una striscia aperta di sette vittorie ad uno degli appuntamenti clou della stagione e le possibilità di arrivare sino in fondo potevano essere concrete. E invece, ancora una volta il profilo tenuto poco basso alla vigilia di un appuntamento importante ha evidentemente sortito l’effetto contrario. Il Banco si è sentito forte ed ha pensato di vincerla facile, senza sacrificarsi in difesa e basandosi sul suo attacco stellare. Tutto questo senza fare i conti con un’avversaria che, se è vero come è vero che ha tirato fuori una prestazione balistica quasi irripetibile, lo è altrettanto che è stata coadiuvata e agevolata dall’atteggiamento spocchioso dei sassaresi, che ha fatto prendere coraggio a Drell e soci che hanno capito di poter fare l’impresa. E si sa, quando mentalmente una partita nasce in un certo modo è difficile che muoia in un altro. Ora tutti a casa a leccarsi le ferite e a guardare gli altri dal divano, con il rammarico ancora una volta di non essere stati impeccabili nella preparazione mentale e psicologica di un appuntamento di prestigio, con l’auspicio che questa volta la lezione possa essere definitivamente assimilata.

Aldo Gallizzi

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