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Dinamo, le pagelle della stagione

Sette alla società: una media fra gli errori fatti all’inizio e la capacità di correggerli avuta dopo. Di Aldo Gallizzi

Robinson: VOTO 8. Il suo arrivo è stato fondamentale, probabilmente la vera chiave di volta della stagione. Capace di mettere in ritmo i compagni ma anche di mettersi in proprio all’occorrenza, è stato l’uomo della provvidenza. Con lui è cresciuta tutta la squadra, compresi quei giocatori che nella prima parte di stagione avevano faticato non poco.

Kruslin: VOTO 6.5. Poco appariscente ma concreto e utile. Il suo ritorno a Sassari non ha scaldato più di tanto le folle, ma era ciò che serviva e la scelta fatta dalla società ha pagato. Il buon Krule ha dato solidità difensiva e in attacco ha portato mattoncini importanti. Devastante da tre se in giornata, ha avuto come unico difetto l’incostanza, ma nel complesso la sua stagione è stata positiva.

Burnell: VOTO 6. Non è stata la sua miglior stagione e lui è il primo a saperlo. Problemi personali lo hanno condizionato per gran parte dell’annata, specialmente nei primi mesi. Ha giovato anche lui del cambio tecnico e di assetto, chiudendo la sua seconda e probabilmente ultima stagione biancoblù in crescendo.

Bendzius: VOTO 7.5. Inizio in ombra, ma con Bucchi, Robinson e Bilan la sua stagione ha svoltato. Protagonista assoluto anche nei play off è stato determinante e sarebbe un gran colpo trattenerlo a Sassari per il terzo anno. Non sarà semplice, ma molto dipenderà dalla volontà del giocatore.

Bilan: VOTO 7.5. Che dire di SuperMiro. Circostanza contingenti lo hanno riportato in città, brava la società a cogliere la ghiotta opportunità e rimettere al centro del pitturato un top player assoluto. Dopo qualche settimana di ambientamento, servito soprattutto a Robinson per conoscerlo e imparare ad innescarlo, Miro è diventato il perno offensivo fondamentale, attorno al quale si è mossa la squadra, beneficiando delle sue qualità realizzative, ma soprattutto di accentratore delle difese avversarie. Giocatore unico.

Gentile: VOTO 6.5. Tutto sommato una buona stagione la sua, con prestazioni quasi sempre sopra la sufficienza, con la costante però di qualche passaggio a vuoto, forse dovuto a dei piccoli cali di concentrazione. Giocatore comunque utilissimo alla causa.

Logan: VOTO 7. La valutazione dipende dalle aspettative che si riponevano in lui. Il professore è sempre il professore e lo ha dimostrato. Tornato a Sassari per essere il sesto uomo di lusso, per alcuni tratti della stagione è stato costretto a sobbarcarsi più minutaggio del previsto e questo alla lunga ha inciso. Ha risolto partite, le ha indirizzate con strisce di canestri impressionanti, è salito in cattedra dando lezioni anche ai più giovani, arrivando cotto ai play off, dove alla lunga, con partite ogni due giorni si è inevitabilmente spento. Alle soglie dei 40 anni però è il caso di alzarsi tutti in piedi ad applaudirlo.

Devecchi VOTO 7: Che ce lo diciamo a fare. Ogni aggettivo per lui è stato già scritto e detto. Passano gli anni e migliora. A parte l’essere il capitano e il collante dello spogliatoio, il campo ha detto che Jack è ancora un giocatore e che giocatore. Si è fatto trovare sempre pronto, non solo nella metà campo difensiva dove è maestro, anzi Ministro, ma anche in quella offensiva, mostrando grande personalità, non rifiutando mai i tiri e spesso facendo canestro. Chapeau.

Treier voto 6.5: All’inizio ha faticato tanto. Cavina lo vedeva poco e lui ha probabilmente sofferto il fatto di non avvertire la piena fiducia del coach. Bucchi è stato bravo a recuperarlo prima di tutto psicologicamente. Dotato di grandi mezzi fisici e di buone qualità tecniche, la sensazione è che ancora non abbia la piena consapevolezza e che il suo processo di crescita debba ancora compiere alcuni step.

Diop VOTO 7: Mezzo punto in più per la fiducia. Era la sua prima vera stagione nella massima categoria con minutaggio importante, fisicamente teme pochi avversari, tecnicamente è in miglioramento costante, tatticamente anche. In alcune circostanze si è esaltato fornendo prestazioni di qualità e quantità e si è dimostrato un buon cambio per il centro titolare. La sensazione è che se continuerà a lavorare con l’umiltà che lo ha contraddistinto finora, se ne sentirà parlare.

Chessa VOTO 6: la sua stagione è durata poco a causa di un infortunio, ma prima di farsi male ha dato un’ottima mano alla squadra quando chiamato in causa, specialmente nelle prime settimane dopo l’avvento di Bucchi, che già lo conosceva dai tempi di Roma.

Gandini VOTO 6: non per quanto fatto in campo, dal momento che in buona sostanza non lo ha mai visto, ma per il suo ruolo negli allenamenti e nello spogliatoio. Ma si sa, in una squadra tutti sono importanti se sanno svolgere al meglio il ruolo ruolo e lui lo ha fatto.

Bucchi VOTO 8: C’è poco da dire, il suo arrivo a Sassari è stato provvidenziale. E’ riuscito a sintonizzarsi immediatamente con l’ambiente e i giocatori, riportando prima di tutto serenità e tranquillità in un gruppo frustrato, impaurito e nervoso. L’esperienza conta, eccome se conta e coach bolognese lo ha dimostrato. La capacità di gestire certe situazioni con calma e personalità, trasferendola ai giocatori, mettendoli nelle condizioni di rendere al meglio, ha fatto la differenza. Ha preso in mano una squadra a rischio retrocessione, portandola in semifinale Scudetto. E’ stato bravo con la collaborazione e la disponibilità della Società ad apportare i giusti correttivi ad un roster effettivamente mal costruito.

Clemmons: VOTO 4. Probabilmente era anche un buon giocatore, ma a Sassari ha fatto fatica a dimostrarlo, non è scattato il giusto feeling nè con Cavina, né con l’ambiente. Si è detto di alcuni suoi problemi personali che hanno certamente influito, ma fatto sta che tagliarlo ha dato i suoi frutti, anche perchè al suo posto è arrivato il principale artefice della grande seconda parte di stagione del Banco. Nessun rimpianto.

Battle VOTO 5: Giovane di belle speranze, ma ancora con le spalle troppo strette per assumersi certe responsabilità. Ha fatto intravedere interessanti doti sia tecniche che fisiche, ma la scarsa personalità ha fatto si che fosse travolto dalle negatività che la squadra stava attraversando. Se dimostrerà di avere gli attributi probabilmente avrà una buona carriera, altrimenti il suo nome finirà nell’oblio. A Sassari in molti fanno già fatica a ricordarselo.

Mekowulu VOTO 5: la più grossa delusione della stagione biancoblù. Da lui ci si aspettava tanto, ma ha fatto enorme fatica sia con Cavina che con Bucchi. Molle, leggero, fragile caratterialmente, non ha quasi mai sfruttato le grandi doti atletiche che ha. Solo nell’ultimo mese di permanenza a Sassari ha iniziato a dare qualche segnale. Buonanotte, Miro Bilan era già li fuori che bussava.

Borra S.V.: Solo qualche mese per lui, poi il trasferimento a Bologna, sponda Fortitudo, con la quale è retrocesso. Ingiudicabile.

Cavina VOTO 5: il suo ritorno a Sassari aveva diviso. C’erano quelli contenti di rivederlo dopo l’esperienza in legadue, ma c’era anche chi non lo riteneva adatto, per carattere e per caratteristiche a guidare una squadra importante come l’attuale Dinamo. Hanno avuto ragione i detrattori, per una serie di motivi il ritorno di Demis Cavina a Sassari non è stato positivo. Un roster mal costruito, il nervosismo e la frustrazione, trasmessi a tutto l’ambiente, la mancanza di tranquillità, quel pizzico di pressione che si ha ad occupare questa panchina con i risultati che non arrivavano, hanno fatto si che il matrimonio si concludesse anzitempo. Con grande dispiacere per l’uomo Demis Cavina, ma con il campo che ha poi evidentemente premiato la scelta fatta dalla Società di sostituirlo con Bucchi.

La Società: VOTO 7. il voto scaturito è sostanzialmente una media fra i grossolani errori fatti all’inizio e la grandissima capacità di correggerli avuta dopo. Il mercato e le scelte estive sono stati disastrosi, in buona sostanza la Società non ne ha azzeccato una. Tre americani cambiati, ai quali si è aggiunto il coach, la dicono lunga. Ma è proprio a questo punto che si è vista la capacità di Sardara, Pasquini e dello staff, di saper ammettere gli errori e soprattutto di saperli correggere come meglio non si sarebbe potuto.

Aldo Gallizzi

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