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Dinamo, la luce in fondo al tunnel è lontana

La netta sconfitta casalinga con Brescia, ha evidenziato ancora una volta i problemi e i difetti che continuano ad accompagnare la squadra. Il punto di Aldo Gallizzi

Il travaglio si sta pericolosamente allungando, così come i musi in squadra e intorno alla squadra. Il gruppo è nuovo, il tecnico è nuovo e le tempistiche sono fisiologiche, ma è anche vero che di segnali di crescita veramente confortanti ad essere onesti se ne stanno vedendo molto pochi. La vittoria a Treviso aveva forse illuso che fosse scattato quel famoso click della svolta, tanto più che subito dopo l’exploit in terra veneta, squadra e staff hanno avuto un’intera settimana di allenamenti a disposizione con la mente leggera, per battere il ferro caldo e forgiarlo con meno fatica. Evidentemente così non è stato. Ieri Brescia ha vinto con pieno merito, dominando la contesa tecnicamente, tatticamente e mentalmente. La Dinamo dal canto suo si è resa protagonista dell’ennesima prestazione altamente insufficiente in attacco, con forzature ed enormi difficoltà a mettere in campo una circolazione di palla e una fluidità degne di questo nome. In difesa invece, l’aggressività si è vista a tratti, ma sostanzialmente non è stata quasi mai efficace. Gli avversari, su tutti Della Valle e Mitrou-Long, hanno fatto ciò che hanno voluto.

I problemi offensivi: Clemmons o ci è o ci fa. Chiariamo. Un play dovrebbe prima di tutto dettare i tempi e mettere in ritmo i compagni. Ebbene, lui non lo sta facendo e gran parte della confusione offensiva, nasce da questo. Resta da capire se non è in grado di farlo o se il suo concetto di gioco è differente e va in contrasto con i dettami di Cavina e del suo staff tecnico. Qualche segnale di nervosismo fra i due era emerso nella partita giocata a Tenerife. Un piccolo confronto verbale, seppur a muso duro. Il nodo va sciolto. Punto. C’è poi il rendimento abbastanza ondivago ma in generale sottotono di uomini fondamentali come Burnell e Bendzius e c’è poi da fare i conti con la fragilità mentale di un giovane come Battle, talentuoso quanto si vuole ma timido e impaurito. Un discorso un pochino diverso lo si può fare per Mekowulu, frenato da problemini fisici che ne stanno condizionando pesantemente il rendimento. A questi livelli gli americani devono fare la differenza e una squadra come la Dinamo non può affidarsi e sperare nel solo Logan. Forte, fortissimo quanto si vuole, ma alle soglie della pensione. Gli straordinari, in quanto tali, gli si possono chiedere una volta ogni tanto, altrimenti viene meno la ragione per il quale è stato ingaggiato e soprattutto da arma letale, rischia di perdere efficacia e diventare una cold gun. Come ieri ad esempio. Riassumendo, la Dinamo sembra essere incastrata nelle secche e sta facendo enorme fatica a venirne fuori. Fatica e difficoltà che sono emerse anche dalle poche parole che è riuscito a dire coach Cavina nella conferenza stampa post gara. L’allenatore di Castel San Pietro è sembrato preoccupato e moralmente abbattuto, un segnale questo abbastanza indicativo sullo stato attuale delle cose. Mercoledì a Sassari arriverà il Prometey per una gara che ha già i connotati di uno spareggio per approdare al turno successivo di Champions. Nella squadra ucraina milita un certo Milo Bilan che solo quattro mesi indossava la maglia biancoblù. Tempi recenti, ma allo stesso tempo molto, molto lontani.

Aldo Gallizzi

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