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Dinamo che rabbia, ora l’obiettivo è allungare la serie

La forza di Milano e la poca tutela da parte degli arbitri mettono la Dinamo spalle al muro. Il punto di Aldo Gallizzi

Il coach della Dinamo Piero Bucchi

Ci ha provato, ci ha creduto, ma non è bastato. Vincere gara due a Milano avrebbe aperto prospettive interessanti per la Dinamo nella semifinale play off, allungando e dando pathos a una serie nella quale i favori dei pronostici pendevano e ora a maggior ragione pendono dalla parte di Milano. Mettercela tutta non è stato sufficiente ai ragazzi di Piero Bucchi, contro una squadra imbattuta in casa (nel campionato) e lunga, lunghissima, oltre che costata sei volte più di quella sassarese. La lunghezza del roster e la qualità di giocatori da Eurolega come il letale Shevon Shields, hanno fatto pendere la bilancia dalla parte delle scarpette rosse, che hanno però dovuto tirar fuori tutte le loro qualità per avere ragione di un Banco coraggioso e mai domo. Dispiace, perché si poteva fare, dispiace perché nei momenti cruciali, oltre ai meriti degli avversari e ai demeriti del Banco, anche gli arbitri ci hanno messo lo zampino, dando qualche leggera spintarella alla squadra più blasonata, sapientemente guidata da coach Messina, bravo, mestierante e furbo a martellare con costanti proteste i direttori di gara fin dalle primissime battute. Provare a condizionare gli arbitri fa parte del gioco si sa, ma poi non ci si può sorprendere con espressione indignata quando al fischio finale il coach avversario ti stringe la mano ma non ti guarda neanche in faccia. La bravura di Messina come allenatore non si discute, certi atteggiamenti invece ci sentiamo liberissimi di non condividerli e di scriverlo. Onestamente questa plateale aggressività ha stancato, si può essere grandi coach anche con un atteggiamento più sobrio e meno da untouchables. Milano è più forte, le gerarchie del basket nazionale si sono ormai ripristinate, una delle due società con il portafogli nettamente più grosso, la Virtus è ad un passo dalla finale, l’altra idem, con buona pace delle outsider che a differenza di qualche anno fa, sembrerebbero non avere più speranze di “intromettersi” e guastare la festa dei ricchi. Ma se Milano pensa di venire a Sassari e trovare un ambiente rassegnato e già con infradito e ombrellone, sbaglia di grosso. Il Palaserradimigni sarà sold out, infuocato e arrabbiato come i giocatori biancoblù che hanno tutte le intenzioni di slacciare i lacci delle scarpette rosse e allungare la serie.

Aldo Gallizzi

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