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Deposito scorie, il no delle istituzioni sarde

L’assessore Lampis interviene all’assemblea dei sindaci. «Il Governo avrebbe dovuto trovare una sede istituzionale adeguata per confrontarsi»

Cagliari. «Bisogna essere consapevoli che la battaglia contro il deposito delle scorie non si può vincere in ordine sparso, perciò è un fatto positivo che le Istituzioni sarde stiano collaborando, fianco a fianco, per rappresentare al meglio le ragioni della propria contrarietà. Si tratta di una grande battaglia, simbolo dell’autonomismo regionale, per lo sviluppo e il futuro di questa terra. Saremo un’unica voce per confermare il responso del popolo sardo scaturito dal referendum del 2011». Lo ha detto l’assessore regionale della Difesa dell’ambiente, Gianni Lampis, durante l’assemblea dei sindaci, che si è svolta mercoledì mattina alla Fiera di Cagliari, sulla pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito unico delle scorie radioattive.

«Il Governo avrebbe dovuto trovare una sede istituzionale adeguata per confrontarsi con le Regioni su questo tema, come la Conferenza unificata, alla quale partecipano anche i Comuni e le Province – ha aggiunto l’assessore Lampis – Vorrebbero farci credere che si tratta di un parco tecnologico di 150 ettari, ma in realtà è una struttura con novanta costruzioni di cemento armato sottoterra in grado di ospitare circa 80.000 metri cubi di rifiuti radioattivi. La Regione Sardegna ha spiegato più volte i motivi per cui non possiamo ospitare il deposito e voglio aggiungere un ulteriore elemento: il miglior modo per garantire la salvaguardia ambientale nel trattamento dei rifiuti è quello di limitarne lo spostamento, attuando il principio di prossimità, che sarebbe completamente assente nell’ipotesi del deposito in Sardegna».

«Nei giorni scorsi, in occasione della videoconferenza col ministro Patuanelli, ho ribadito che necessitano più di sessanta giorni per predisporre le osservazioni sulla Cnapi, perché non si tratta di un normale procedimento amministrativo, che in Sardegna non ha alcun senso una fase di consultazione pubblica, perché ci siamo già espressi col Referendum, e che il Governo deve relazionare nella Conferenza unificata per spiegare motivazioni, criteri ed esigenze che hanno determinato le sue scelte, perché appare evidente che alcuni criteri enunciati non siano stati rispettati», ha concluso l’esponente della Giunta Solinas.

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