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Covid-19, Cisl: «A Sassari strutture ed operatori sanitari sotto attacco»

Antonio Monni, segretario territoriale Funzione Pubblica: «Se le cose continuano così, nei prossimi giorni si rischia il collasso del sistema»

Sassari. «Lo abbiamo detto e ribadito in tempi non sospetti: se non si prendono provvedimenti straordinari ed urgentissimi per proteggere le strutture ospedaliere cittadine e territoriali (pubbliche e private) e tutti gli operatori che ci lavorano, compresi i pazienti, non solo aumenteranno i contagi, ma nel breve periodo potrebbe non essere più garantita l’assistenza e le cure all’utenza». Lo ribadisce in una nota Antonio Monni, segretario territoriale della Cisl Funzione Pubblica di Sassari.

«Sentiamo polemiche e accuse del tipo “se qualcuno ha sbagliato, è giusto che paghi, o meglio pagherà”. Bene, come non essere d’accordo? Tuttavia però va detta una cosa: nonostante i numerosi appelli e segnalazioni, le misure che nel frattempo si stanno adottando a tutti i livelli appaiono solo di tipo difensivo. Tradotto: si interviene solo in seguito ai contagi», ricorda Monni. «Sulla prevenzione e il contenimento purtroppo la catena di comando è lenta e inefficace. Regione Sardegna e Aziende sanitarie sono scoordinate, le unità di crisi a vari livelli appaiono in forte difficoltà, per cui abbiamo chiesto in più occasioni di rinforzare le cabine di regia con soggetti e/o organismi esperti di organizzazioni complesse, coinvolgendo prefetture e Protezione civile – prosegue il segretario territoriale della Cisl Fp –. Si continua ad affermare che i Dpi sono sufficienti. Ma nel frattempo riceviamo una marea di segnalazioni da parte dei colleghi del pubblico e del privato che lamentano la penuria di mascherine e altri dispositivi. Non è un caso infatti che i numeri dimostrano il triste primato del nord Sardegna con circa 216 casi, la cui diffusione appare inarrestabile con circa 140 casi positivi nelle ultime giornate, di cui il 70 per cento dei totali sono tutti sanitari. Se le cose continuano così, nei prossimi giorni si rischia il collasso del sistema».

«I tamponi devono essere eseguiti rapidamente a tutto il personale che mette piede in ospedale e nelle strutture territoriali (sanitario, tecnico, di supporto e delle cooperative/ditte di appalto) con la massima priorità, almeno per quantificare l’incidenza dei contagi – continua Monni –. Contestualmente, al fine di contenere il diffondersi dell’epidemia, è necessario che, in forza ai decreti ministeriali, le autorità competenti individuino e/o requisiscano strutture abitative di tipo alberghiero dove ospitare il personale risultato positivo e potenzialmente esposto al contagio, così da evitare quanto possibile qualsiasi contatto sociale e di tipo familiare che potrebbero amplificare i numeri dei contagi. Riconvertire anche strutture e/o spazi ospedalieri dedicati ai pazienti “Covid-19” che non necessitano di assistenza sub-intensiva ed intensiva. A questo proposito servono misure urgenti anche di carattere organizzativo, in termini di potenziamento di personale ed una migliore distribuzione dello stesso. Non è più accettabile che i colleghi delle rianimazioni e soprattutto delle malattie infettive siano costretti ad osservare turni di lavoro di 12 ore e in condizioni lavorative proibitive, poiché per entrare in queste unità operative è necessario essere bardati dalla testa ai piedi, tutte precauzioni che limitano questi lavoratori nel dissetarsi e mangiare qualcosa, limitazioni che pregiudicano anche i bisogni fisiologici».

«Ultimo aspetto, ma non ultimo, i pazienti. Anche per loro (sia essi Covid-19 oppure no) bisognerebbe trovare delle modalità di supporto e sostegno in considerazione del fatto che non possono ricevere visite dei familiari. È necessario porre attenzione alle fragilità con le quali il paziente è costretto a convivere, poiché oltre la malattia c’è anche il disagio di non poter ricevere le visite in corsia. In tutto questo infine, c’è bisogno di partecipazione e maggiore raccordo tra le Direzioni aziendali di tutte le strutture e chi rappresenta il mondo del lavoro, ossia le organizzazioni sindacali, a tal fine per veicolare le informazioni e tutte le iniziative e/o misure necessarie per combattere con capacità e consapevolezza questo momento davvero difficile», conclude il segretario territoriale della Cisl Fp.

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