Cronaca

Cerimonia in ricordo di Enrico Berlinguer: l’intervento della ministra Maria Cristina Messa

«La pandemia e adesso la guerra in Ucraina hanno fatto riscoprire una spinta solidaristica e un senso di comunità che in Enrico Berlinguer è sempre stata evidente e manifesta», ha detto l’esponente del Governo

La ministra Maria Cristina Messa

Sassari. Alla cerimonia in ricordo di Enrico Berlinguer, nel centenario della sua nascita è intervenuta anche la ministra dell’Università Maria Cristina Messa. Ecco il suo intervento in versione integrale.

 

Signor Presidente della Repubblica Italiana
Signor Presidente della Regione
Magnifico Rettore
Personale docente e tecnico amministrativo
Studentesse e studenti
Autorità civili, militari e religiose

Rileggendo e riascoltando interventi, discorsi, interviste di Enrico Berlinguer, ci sono concetti e principi ancora estremamente attuali anche per noi oggi e, soprattutto, per i nostri giovani.

Tra le tante, vorrei partire da questa frase: “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Oggi, anche nel mondo dell’università e della ricerca, stiamo facendo tanto per incentivare lavori in rete, di sistema, per mettere a disposizione gli uni degli altri spazi e laboratori, per aumentare le possibilità di accesso agli studi, per condividere i risultati delle ricerche affinché qualcuno, prima o poi, possa far compiere alle scoperte e alle innovazioni un pezzetto in più, nell’interesse di tutti e di ciascuno.

Ecco, questo sprone a lavorare insieme, a presentare progetti in filiera, a costituire centri nazionali, ecosistemi dell’innovazione, partenariati estesi a università, enti di ricerca e imprese, è di certo dato dalle tante risorse che sono oggi a disposizione per fare compiere al nostro Paese quel passo in avanti necessario al benessere dei cittadini. Ma pensate a quanta spinta in più avremmo se riuscissimo a fare nostra ricordandocela spesso, anche quotidianamente, questa sua frase: “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”.

D’altronde, la pandemia prima e la guerra in Ucraina oggi, hanno fatto emergere o riscoprire una spinta solidaristica, un senso di appartenenza, di comunità che in Enrico Berlinguer è sempre stata così evidente e manifesta.

Il mondo accademico, attraverso la formazione, la ricerca e la terza missione, ha il compito di anticipare e tracciare la strada sulle grandi questioni. Questo è un periodo di enormi responsabilità, responsabilità di chi governa, di chi forma, di chi educa, di chi fa impresa, di chi gestisce e produce sapere e ricerca. Siamo in una fase storica in cui se facciamo prevalere frammentazione e localismi, rischiamo di lasciare alle future generazioni un mondo decisamente peggiore di quello in cui abbiamo vissuto.

Il mio primo augurio è, quindi, quello di lavorare insieme, con una visione internazionale e inclusiva, a grandi progetti capaci di creare futuro.

Essere uniti non significa avere un unico pensiero. Essere uniti significa sapere ascoltare, riconoscere le diversità di opinioni, di vedute, di modalità di espressione e dare a ciascuna il giusto valore in una cornice di valori e volere comune.

È quello che i giovani – i giovani della cosiddetta generazione Erasmus nata e cresciuta senza barriere, con pochi confini e con l’ambizione di condividere passioni, esperienze, impegni – mettono in campo sul fronte del cambiamento climatico, del risparmio energetico, della transizione ecologica. Una quotidiana urgenza, una battaglia che ci vedrà o tutti vincitori o tutti sconfitti. Una battaglia che deve diventare, per tutti, un impegno quotidiano, un vincolo morale che dobbiamo sentire profondamente nostro, soprattutto nei confronti della Next Generation italiana, europea, mondiale.

Sono loro, siete voi ragazze e ragazzi, chiamati a prendere il testimone per governare i Paesi e garantire l’equilibrio di questo nostro mondo più complesso di una volta e un po’ impaurito. E per fare ciò è necessario avere una visione basata sulla conoscenza e che sappia sfruttare l’originalità delle nostre menti.

Bisogna essere consapevoli che le scelte, le decisioni prese oggi avranno ripercussioni tra cinque-dieci anni, saranno in grado di disegnare un’Italia diversa da quella attuale. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è oggi: il domani poggia sulle nostre spalle. Gli impegni che abbiamo preso devono essere rispettati perché, se così non fosse, ne pagherebbero i nostri figli e figlie e i nostri nipoti e noi siamo chiamati a intervenire in questo senso. Dobbiamo, quindi, essere consapevoli che diverse situazioni nelle quali ci siamo trovati a vivere, a cui siamo stati abituati per anni, se non decenni, non sono più sostenibili.

Dobbiamo essere consapevoli che per cambiare ci vuole coraggio, ma che in alcune situazioni non solo è necessario ma potrebbe essere anche bello e liberante. «L’importante – disse Berlinguer in un’intervista a Giovanni Minoli – è che i cambiamenti siano adeguati alla situazione e condotti in modo tale che tutti comprendano la necessità e l’opportunità di quel cambiamento».

Che tutti comprendano. Ecco un altro passaggio fondamentale: fare in modo che tutti compiano scelte in completa consapevolezza. Anche nel mondo delle scienze la comunicazione deve avere un nuovo ruolo.

La comunicazione dei risultati della ricerca scientifica non dovrebbe essere a intermittenza, ma un flusso continuo, un’interazione costante tra esperti e cittadini: occorre far comprendere, dietro a una scoperta scientifica, cosa c’è in termini di tempo, impegno, passione, risorse, anche frustrazioni. Più i cittadini sono messi nella condizione di conoscere gli investimenti pubblici in ricerca e in formazione, capire cosa hanno prodotto e come hanno contribuito a migliorare la loro vita, più saranno degli straordinari alleati nel portare la ricerca al centro dell’agenda politica e decideranno di stare al fianco, con fiducia, delle istituzioni per navigare anche in condizioni di mare grosso. Affrontare la realtà ma guardare più in là e lontano.

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