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Centrosinistra sassarese, primarie o non primarie?

I tempi sono molto stretti per convocarle. I rischi di un percorso che potrebbe replicare le lacerazioni del 2014

Sassari. «Una proposta che dovrà essere individuata con le modalità definite insieme dal tavolo della coalizione». È uno dei passaggi chiave del documento approvato venerdì sera dalla direzione provinciale del Pd. Nessuna porta chiusa quindi alla convocazione di primarie per la scelta del candidato sindaco di Sassari. Ma che questa strada sia davvero praticabile è difficile poterlo dire. Anzi, visto il poco tempo rimasto sembra complicato che possano essere convocate. La soluzione seguita ormai quattro mesi fa per la designazione di Massimo Zedda come candidato presidente della Regione appare oggi la più gradita alla dirigenza del partito a livello non solo locale. Un nome su cui convergere, non necessariamente del Pd, e divisioni e contrapposizioni interne ridotte al minimo. A Sassari è ancora aperta la “ferita” della primarie del 2014, che videro vincitore Nicola Sanna e che lasciarono uno strascico di polemiche e contrasti che hanno caratterizzato l’intero mandato amministrativo.

Che però, non solo all’interno del Pd, da diverse voci, anche autorevoli, le primarie siano viste ancora come uno strumento importante è difficile negarlo. «Esiste una sola via per scegliere la candidata/o a sindaca/o di Sassari: quella delle primarie». Inizia così un post pubblicato sabato su Facebook da Dolores Lai, consigliere comunale prima dei Ds e poi del Pd e già assessora nella seconda Giunta Ganau. È lei uno dei dirigenti locali del partito che nei giorni scorsi hanno sollevato la necessità di seguire un iter definito «l’unico strumento che possa consentirci di riannodare il filo interrotto tra eletti ed elettori, di rinnovare laddove i partiti non riescono o non vogliono, di far entrare in gioco energie nuove e inaspettate. Certo non sono la panacea di tutti mali ma l’alternativa è il ritorno alla scelta tra pochi, tra pochissimi nel segreto delle stanze dei partiti. L’alternativa è la restaurazione. E non si dica che le primarie sono nemiche dell’unità perché a dividere in questi anni, impedendo alla città di andare avanti e costruire una prospettiva di futuro, è stata l’incapacità di sentirsi squadra, di capire che terminato il percorso delle primarie rimaneva l’obbiettivo comune del bene della comunità. Cancellare le primarie come strumento per la scelta della candidata o del candidato significherebbe rinunciare in partenza a costruire un progetto credibile per la nostra città. Significherebbe dire che abbiamo già perso».

Un intervento che ha subito sollevato un dibattito (per la verità rimasto confinato su Facebook dove si è fermato a 25 commenti e 85 “mi piace”) e un’ulteriore presa di posizione, quella dell’ormai ex assessore comunale alle Finanze Simone Campus, coordinatore di Campo Progressista, che non ha nascosto nella ultime settimane l’intenzione di concorrere alle primarie per la scelta del candidato sindaco nel caso venissero convocate. «Le energie migliori dentro il Pd stanno chiedendo le primarie. Noi siamo usciti per primi con questa posizione – ha commentato Campus –. Ho visto molti mi piace sul post di Dolores che quoto tantissimo. Non possiamo essere da meno come Campo Progressista dopo una dichiarazione del genere della futura segretaria del Pd Sardegna, non possiamo permetterci di non fare le primarie che ci permettono di rivolgerci alla gente senza filtri aprendo porte e finestre delle stanze della politica dov’è c’è assolutamente bisogno di cambiare l’aria».

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