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Centro storico di Sassari, obiettivo riqualificazione

Nel cuore della città sono presenti diversi ruderi: come recuperarli? Mozione di Lello Panu (Italia in Comune) in Consiglio comunale

Uno scorcio del centro storico di Sassari

Sassari. Nel centro storico di Sassari sono presenti diversi edifici ormai abbandonati e degradati a ruderi. La riqualificazione del cuore della città passa anche attraverso un loro recupero. Ma che intende fare l’Amministrazione comunale? Lo chiede il consigliere di centrosinistra Lello Panu (Italia in Comune) che nei giorni scorsi ha presentato una mozione che verrà discussa in una delle prossime sedute dell’Assemblea Civica.

«Tra gli obbiettivi operativi del Dup 2019-2021 – ricorda Panu – è previsto lo studio dei fabbricati collabenti in relazione alla costruzione di un Piano integrato di rigenerazione urbana del Centro Storico della Città di Sassari. La fase di individuazione delle aree per definire i progetti pilota è avvenuta a partire da uno studio preliminare del Dipartimento di Architettura, Design ed Urbanistica di Alghero in prospettiva di nuove politiche di sviluppo e ha previsto il censimento degli edifici dal punto di vista del loro stato di conservazione, delle categorie catastali e di intervento, delle diverse proprietà e delle destinazioni d’uso indicate dal Piano Particolareggiato».

Lello Panu (Italia in Comune)

Nello specifico, sono state mappate e descritte 199 unità, tra le quali sono state individuate 122 unità disabitate, che vengono catalogate come “ruderi”, 56 edifici non abitati con uno stato di vulnerabilità tale da prevedere il loro abbandono in tempi brevi e 21 edifici in stato di abbandono adiacenti ai “ruderi”. La raccolta dei dati, arricchita dall’inserimento delle principali caratteristiche dettate dal Piano Particolareggiato, si è tradotta in un Sistema Informativo GIS (un sistema informatico in grado di associare dei dati alla loro posizione geografica sulla superficie terrestre e di elaborarli per estrarne informazioni) utile quindi nei processi decisionali. Gli edifici individuati come abbandonati sono stati divisi in quattro categorie di conservazione (124 fatiscenti, 59 mediocri, 18 discreti e 1 buono), che si distribuiscono in maniera disomogenea all’interno dei differenti quartieri. Scendendo nel dettaglio, con il 72%, San Donato risulta essere il quartiere con la maggior percentuale di edifici fatiscenti, ovvero 43 su 60 unità in stato di abbandono. Nei rioni di S. Caterina e S. Nicola c’è un’incidenza rispettivamente del 48% e del 61%, mentre a S. Apollinare e S. Sisto oltre il 60%. Altre informazioni rilevanti che sono emerse riguardano il tipo di proprietà ed il numero di proprietari che si riferiscono ad ogni edificio. Si incontrano, per lo più, proprietà private rispetto a quelle comunali. Le proprietà si suddividono in: comproprietà, singoli proprietari, intestati ad agenzie immobiliari, di proprietà del Comune, dell’Università, del Demanio dello Stato e dell’Arciconfraternita. Si incontrano, in maggioranza, immobili appartenenti ad un singolo proprietario, mentre è ridotto il numero di immobili con più di 5 proprietari.

Tra tutti gli edifici fatiscenti presenti nel centro storico, solo uno risulta essere di proprietà del Comune, situato nel quartiere di Sant’Apollinare. Infine, i dati catastali aiutano a comprendere le categorie di destinazione d’uso, tra le quali: Unità residenziali, di tipo «economico» (A/3), «popolare» (A/4) e «ultrapopolare» (A/5); Unità ad uso lavorativo, di tipo «negozi e botteghe» (categoria C/1), «magazzini e locali di deposito» (C/2) e «laboratori per arti e mestieri» (C/3) Tra i 124 edifici in stato di abbandono, ne sono stati selezionati 63, in stato conservativo fatiscente, con categoria d’intervento 15 e 16, che corrispondono rispettivamente alla demolizione con successiva ricostruzione e sopraelevazione.

In seguito all’individuazione e localizzazione dei sistemi di edifici idonei, e all’adozione delle procedure d’intervento per il recupero degli edifici, vengono proposti i progetti pilota definendo delle linee guida strutturali, funzionali e sociali. Queste, si riferiscono alla guida proposta dalla Fondazione Housing Sociale che definisce delle direttive per avviare un progetto sociale efficace nei settori architettonico, funzionale, economico e sociale e che sono stati assegnati dei gruppi per identificare ogni sistema di edifici: Gruppo A, quartiere Sant’Apollinare – Isolato 4/5 – corso Vico/via Gazometro; Gruppo B, quartiere Sant’Apollinare – Isolato 12/15 – via Gazometro; -Gruppo C, quartiere Sant’Apollinare – Isolato 63 – corso Vittorio Emanuele/via delle Monache Cappuccine; Gruppo D, quartiere San Donato – Isolato D – via Fontana/vicolo Sechi.

Prima di definire degli scenari mirati, in base alle procedure descritte dal Piano Particolareggiato, è necessario tener conto di procedure d’intervento rivolte al recupero degli edifici fatiscenti abbandonati. La proposta per il Piano Integrato di Rigenerazione Urbana, avviato dal Dipartimento di Architettura di Alghero, ha sviluppato una procedura che si basa su fasi d’intervento da rispettare per far fronte al degrado urbano e la conseguente difficoltà nel coinvolgere i proprietari nella risoluzione di questa condizione.

Queste indicazioni fanno riferimento agli edifici fatiscenti di proprietà privata e comunale prevedendo interventi precisi per ciascuna categoria e che a seconda della dimostrazione di interesse dei proprietari privati degli immobili sono state previste quattro alternative:

  1. Se i proprietari sono disponibili ad intervenire la messa in sicurezza dello stabile deve avvenire entro 60 giorni, con il vincolo di concludere i lavori entro tre anni.
  2. Se i proprietari risultano irreperibili, decidono di non adempiere al recupero e cedere il bene, vengono avviate le procedure di esproprio e successiva acquisizione da parte del Comune, così come regolato dal Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità (D.P.R. 327/2001) e dalla Legge regionale 23 ottobre 1985, n.23 – Nonne regionali di controllo dell’attività urbanistico edilizia (art.23-comma 2, art.24, art.34).
  3. Nel caso in cui i proprietari cedono in forma gratuita l’immobile, questo diviene patrimonio immobiliare Comunale.
  4. Per gli immobili per cui non sono previste delle azioni dirette, è stata prevista l’asta immobiliare, la quale premette un progetto di massima, eseguito dall’Ufficio Tecnico comunale, includendo al valore dell’immobile, anche le spese per la messa in sicurezza. I requisiti di priorità per l’aggiudicazione dell’asta favoriscono gli eredi o proprietari in quota maggiore e il proprietario confinante. Una volta assegnato l’immobile però, vengono stabilite delle condizioni da rispettare che riguardano il pagamento anticipato di una parte dei valore stabilito, l’eliminazione degli elementi di degrado entro 60 giorni, la presentazione di un progetto esecutivo con la successiva conclusione dei lavori entro tre anni.

«Attraverso il Piano Particolareggiato del Centro Storico e lo studio preliminare dell’Università di Architettura – riprende Lello Panu – si è tentato di far fronte al degrado architettonico, economico e sociale attraverso il recupero degli edifici fatiscenti proponendo delle linee guida per l’avvio di un sistema di azioni integrato operando con interventi sia materiali che immateriali a diversi livelli (abitativo, territoriale, sociale ed economico) e che ogni progetto pilota ha delle caratteristiche tipologiche e funzionali ben precise che, dettate dal target previsto e dal taglio degli alloggi li differenziano l’uno dall’altro. In questo modo rappresentano dei poli attrattivi che entrano in relazione tra loro per influenzare positivamente l’aspetto socio-economico dei quartieri e del centro storico stesso».

Ed ecco il dispositivo della mozione: «Il Consiglio Comunale impegna il sindaco a porre in essere tutte le azioni utili per dare seguito agli obbiettivi sopra elencati e nello specifico a dare mandato agli uffici competenti affinché verifichino l’interesse dei proprietari degli immobili e procedano di conseguenza rispetto alle 4 alternative sopra elencate».

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