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Caterina Murino e il Filo di Arianna

Lo scorso 8 luglio ad Alghero spettacolo realizzato con il patrocinio del Telefono Rosa

Alghero. “Il Filo di Arianna, Cronaca di Donne Annunciate”, spettacolo realizzato con il patrocinio del Telefono Rosa, con Caterina Murino (diva di fama internazionale, attrice di cinema e teatro e icona della bellezza dell’Isola) – Stefano Artissunch (che firma il raffinato allestimento dello spettacolo), disegno luci Giorgio Morgese, regia Stefano Artissunch, produzione Daniela Celani per Synergie Teatrali –, andato in scena giovedì 8 luglio.

È un viaggio tra attualità e mito oltretutto animato dalle videoproiezioni che trasportano lo spettatore maggiormente all’interno dello spettacolo. Nella trama il “Filo di Arianna” è il filo che Arianna, figlia di Minosse re di Creta, dà all’eroe Teseo per aiutarlo ad uscire dal labirinto dopo aver ucciso il Minotauro. Nella mitologia greca la figura di Arianna rappresenta un ideale femminile che unisce l’intuito all’intelligenza, grandi qualità che consentono di trovare soluzioni ai problemi più intricati.

Lo spettacolo, in sotto forma di reading, alterna momenti di teatro puro a videoproiezioni, e rappresenta un viaggio nell’universo femminile più profondo. Attraverso il racconto di grandi donne che rappresentano l’archetipo come Lisistrata, Medea, Fedra ed Elena, “Il Filo di Arianna” vuole indagare soprattutto la condizione femminile con un sillogismo tra il presente e il passato molto distante ma per alcuni versi attuale, in particolare quando il rapporto uomo donna si consuma nelle relazioni interpersonali di coppia. Così, il mostro chiuso nel labirinto, nella messa in scena della piece, diventa il mostro che oggi più che mai vive intorno a noi, di certo impresso nella nostra educazione dove ancora la parità di genere tra uomo e donna stenta a decollare appieno, magari forse anche per il retaggio culturale non solo del mondo maschile ma anche di quello femminile, che dal proprio uomo ancora oggi ha delle attese al di sopra di quello che gli stessi uomini stanno vivendo a causa della forte crisi in atto tra le coppie, e oggi questo tanta aspettativa non è alla portata di tutti dato che si deve far fronte con la precarietà dei sentimenti da parte di entrambi i sessi, del lavoro, della famiglia, e pertanto ora più che mai la società tutta dovrebbe partire dalla consapevolezza sempre più evidente che le favole dei principi azzurri e delle belle addormentate nel bosco sono un ricordo di un mondo che non esiste quasi più. Ma gli autori del testo si pongono anche un ulteriore domanda in questo viaggio letterario dove in tante coscienze femminili abitano la paura, una paura spesso rivelata in varie forme, come quella di non essere all’altezza del proprio partner o dell’uomo professionista o della bellezza rispetto a un’altra donna con la quale a volte le stesse donne vivono in competizione, la donna pertanto è solo vittima o è anche colpevole della sua situazione?

Giulio Favini

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