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Carolina Morace, “La prima punta”

Presentato ad Alghero il libro della calciatrice italiana più famosa. L’iniziativa è stata curata dalla Fondazione Maria Carta e dall’associazione Ideas in Corbulas. L’intervista

Alghero. Era il 1990 quando la nazionale italiana vinse a Wembley contro l’Inghilterra, come nel 1973 con Capello e nel 1997 con Zola. Eppure di quella impresa memorabile quasi non c’è traccia nelle storie del calcio. Il perché è presto detto. Quella era una partita di calcio femminile, le altre due di calcio maschile. Ecco allora un punto di vista che va superato. «In Italia siamo ancora indietro. Ma qualcosa sta cambiando. Lo abbiamo visto ai recenti mondiali, con il grande seguito televisivo della nazionale italiana». Parola di Carolina Morace, protagonista di quella vittoria del 1990. Tutti e quatto i gol li segnò lei, nel 1995 premiata come migliore calciatrice al mondo e ambasciatrice Fifa del calcio femminile. Domenica scorsa (14 luglio) era ad Alghero, nel Chiostro di San Francesco in via Carlo Alberto, per presentare la sua pubblicazione d’esordio, “La prima punta” (People editore), con prefazione di Michele Uva, vicepresidente Uefa. Insieme a lei Leonardo Marras, che da presidente di quella gloriosa Torres femminile la chiamò a Sassari nel 1993-94. Iniziò così una serie di successi e di scudetti vinti. Ancora oggi la Torres è la squadra più titolata con sette campionati italiani, otto Coppe Italia e sette Supercoppe italiane.

Da destra, Leonardo Marras, Carolina Morace e Ornella Porcu

L’evento di domenica sera è stato promosso dalla Fondazione Maria Carta e dall’associazione “Ideas in Corbulas”, che hanno ideato il progetto “Donne coraggiose”. Nel nome di Maria Carta, che portò il nome della Sardegna e della sua cultura nel mondo. E Carolina Morace donna coraggiosa lo è davvero. Nel libro racconta la storia e le sfide affrontate nel corso di una lunga carriera come giocatrice e attaccante nelle principali squadre di Serie A con 12 titoli conquistati e 12 volte capocannoniere del Campionato, nonché punto di riferimento della Nazionale azzurra, poi commissario tecnico di Italia, Canada, Trinidad e Tobago. Nell’ultimo campionato è stata tecnico del Milan femminile, ma è anche un’avvocata. «Non una scrittrice, sia chiaro».

Da sempre il calcio è visto come appannaggio degli uomini e ancora oggi viene considerato così soprattutto per gli ingaggi. Le calciatrici sono professioniste de facto ma non de iure. «Per l’Inps non esistiamo. E nessuna allenatrice, di qualsiasi sport, ha diritto alla pensione, a differenza dei colleghi maschi». Il primo passo è allora l’equiparazione con i calciatori. Ma si tratta di una battaglia complicata, da portare avanti con fermezza, qualità che a Carolina non manca di certo. «Del resto, lasciai la guida della nazionale italiana quando l’allora presidente della federazione Abete disse; se chiedo un favore non lo posso fare per la nazionale femminile».

Tra il pubblico diverse calciatrici, insieme all’allenatore Gigi Casu, di quella fortunata stagione della Torres che vide Carolina Morace protagonista di tanti successi. E alcune giovanissime giocatrici rossoblù di oggi. «Considero la Sardegna il posto più bello del mondo», ha insistito. E una proposta per l’isola: organizzare un torneo per grandi club.

La serata è stata coordinata da Ornella Porcu, dell’associazione “Ideas in Corbulas”. In apertura il sindaco Mario Conoci ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale.

La presentazione del libro di Carolina Morace è stata la prima iniziativa di una serie di incontri a tema sull’universo femminile, del quale verranno messe in luce storie di donne che con tenacia e determinazione sono riuscite ad affermarsi nei più disparati settori in una società non sempre disposta ad accoglierle. L’evento ha visto il supporto logistico di Mariano Melis e l’esibizione dei Niera, che hanno donato al pubblico presente una loro personalissima versione dell’Ave Maria in sardo, un ricordo per onorare la grande eredità artistica di Maria Carta.

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