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“Cantare la terra”, Nuoro celebra la coralità di ispirazione popolare

L’iniziativa della Fersaco è andata in scena domenica al Teatro Eliseo. Tra gli ospiti tanti esperti del settore e cori provenienti da diverse zone della Sardegna

Nuoro. Dalla tradizione orale ai palchi, seguendo processi di evoluzione e innovazione ma sempre con l’obiettivo di perpetuare e mantenere intatta l’identità di un territorio. È la fotografia della coralità di ispirazione popolare, “scattata” domenica nel corso dell’iniziativa intitolata “Cantare la terra”, organizzata dalla Federazione regionale sarda associazioni corali (Fersaco) con il patrocinio del Comune di Nuoro. Proprio il capoluogo barbaricino è il centro nevralgico in Sardegna di questa coralità che, nata nelle vie, nelle piazze, nei luoghi di incontro è poi entrata a far parte del repertorio di tanti cori, contribuendo anche alla nascita di numerose formazioni vocali in ogni parte dell’Isola. Per tutta la giornata si sono alternati sul palco esperti, studiosi, direttori di coro, referenti delle associazioni. Non sono mancati i gruppi provenienti da diverse zone della Sardegna che hanno fatto riecheggiare all’interno del Teatro Eliseo alcune delle più belle melodie della tradizione.

In  apertura la presidente della Fersaco, Elena Carotti, ha ringraziato la Commissione artistica composta da Alessandro Catte, Barbara Agnello e Lorenzo Zonca che assieme alla segretaria Francesca Manca e agli altri componenti del direttivo della Fersaco – la vicepresidente Maria Maddalena Simile e i consiglieri per la provincia di Nuoro Antonello Mannea e Francesca Pira – sono stati il braccio operativo «di questa giornata di riflessione ideata rispettando quella che è la mission della nostra associazione: proporre approfondimenti, dialogo e confronto tra i cori e i direttori, mostrando attenzione a tutti i generi». Per i saluti istituzionali è salito sul palco l’assessore alle Tradizioni, cultura e radici del territorio del Comune di Nuoro, Luigi Crisponi: «Nuoro è la patria di questo tipo di coralità – ha detto l’esponente della giunta Soddu – che è portatrice di una storia identitaria. È legata a personaggi come Banneddu Ruju, Gianpaolo Mele, Bobore Nuvoli e Tonino Puddu e ai luoghi ispiratori delle storie raccontate. Luoghi che, come amministrazione, dobbiamo contribuire a valorizzare confrontandoci proprio con il mondo dell’associazionismo corale». Ha mandato i suoi saluti il presidente della Federazione nazionale italiana associazioni regionali corali (Feniarco), l’etnomusicologo Ettore Galvani, il quale ha voluto sottolineare che «cantare la terra significa comprendere ciò che un popolo ha voluto tramandarci, un fattore assai importante in una società come quella moderna attraversata da una crisi di identità. La sinergia tra l’etnomusicologia e la coralità riesce a dare voce alle tradizioni, riportando a viva memoria la nostra oralità anche reinterpretandola con gusto musicale contemporaneo». Franca Floris, componente della Commissione artistica nazionale della Feniarco, ha citato nel suo intervento alcuni autori europei, da Mahler a Smetana passando per Kodaly, che hanno scritto musica utilizzando versi di diversa provenienza o che sono partiti proprio dalle melodie della tradizione orale, rendendo così il canto un formidabile veicolo di socializzazione.

Ha aperto la serie di relazioni Bastiano Pilosu, etnomusicologo ed esperto di poesia sarda, che ha rimarcato l’identificazione dei cori di ispirazione popolare con la propria comunità di appartenenza, concetto che emerge sin dalla scelta degli autori dei testi. Qualche esempio: per Nuoro Pascale Dessanay, Canonico Solinas e Frantzischinu Satta, per Gavoi Lavra e per Bonorva Paulicu Mossa. «I cori hanno la capacità di dare nuova linfa a quel mondo della tradizione orale che si manifesta con le ninna nanne, i duru duru, le filastrocche, i canti a chitarra e i mutos, dando espressione ai sentimenti e ai personaggi. È per questo che cantare la terra – ha concluso Pilosu – significa cantare la tradizione, la comunità, la sua poesia». Poi il palcoscenico del Teatro Eliseo ha ospitato la prima esibizione, quella del Coro Polifonico Turritano di Porto Torres diretto da Laura Lambroni. La formazione ha avuto come primo direttore il compianto maestro don Antonio Sanna, che nel corso della sua vita ha svolto rielaborazioni e numerose ricerche legate alla coralità di ispirazione popolare, e al quale è stato intitolato di recente il Coro regionale sardo della Fersaco. Il gruppo ha intonato proprio due melodie da lui armonizzate, In su monte Limbara e Duru Duru. L’etnomusicologo ed esperto di canto popolare, Gigi Oliva, ha parlato delle fasi che hanno portato all’affermazione del canto di ispirazione popolare, a partire dalla rielaborazione delle melodie tradizionali, proseguendo con la nascita delle corali e la ricerca di testi legati alle comunità di riferimento, di propri timbri e delle rielaborazioni da parte dei compositori e direttori. Dopo il saluto della presidente del Coro Su Conti di Carbonia, Annalisa Surpi, è toccato ad Alessandro Catte, compositore e direttore di coro, esaminare le origini. «L’uso della parodia, i versi di ironia spigolosa nei primi del Novecento cantati sulle musiche sacre sono le prime tappe. La coralità popolare nasce nelle strade, nei punti di incontro. Si creano i primi canti con la chitarra di Mastru Predischedda. In un secondo momento diventa coro con le prime armonizzazioni». Nel pomeriggio ancora spazio alle suggestive esibizioni dal vivo con I Cantori di via Majore di Nuoro diretti da Alessandro Catte, che hanno eseguito Unu ballu pilicanu e Sa Nugoresa, il Coro Santu Mauro di Sorgono diretto da Salvatore Bua che ha intonato Bandidos passos e Sa Mamma, il Coro Serpeddì di Sinnai diretto da Andrea Desogus, ma in questa occasione guidato da Raimondo Belfiori, che ha cantato Babbu nostu e Is Sinniesus. L’ultima riflessione è stata del compositore e direttore di coro, Mauro Lisei, intervenuto sul tema della coralità femminile. «Prima del 1995 non c’era nulla ad eccezione degli scritti di don Antonio Sanna per la sezione feminile del Coro Polifonico Turritano. Con la formazione del primo gruppo è cominciata la “sfida”, diventata in poco tempo un’opportunità, perché il coro femminile era fuori dall’alveo della tradizione. È cresciuto l’interesse. Grazie allo studio, alle armonizzazioni, a brani originali interpretati con efficaci teatralizzazioni e facendo ricorso ad effetti sonori come benas o tumbarinos, la coralità di ispirazione popolare femminile ha raggiunto lusinghieri successi in ambito nazionale e internazionale». La chiusura dell’evento è toccata proprio a due formazioni femminili: il Coro Ilune di Dorgali diretto da Alessandro Catte ha intonato Plena de grassia e Mamas pregade, mentre il Coro Eufonia di Gavoi diretto da Mauro Lisei ha eseguito i brani Surbiles e Anninnia.

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