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Azienda unica, nomina rinviata

Non c’è accordo nella maggioranza di centrosinistra sui nomi dei nuovi manager di Ats e Aou isolane. No a Pigliaru su Zavattaro all’Ats

 

 

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Francesco Pigliaru

Cagliari. L’annuncio della Giunta arriva solo alle 22,20, con una nota di poche parole. «Si comunica che riunione della Giunta regionale, prevista questa sera a Villa Devoto, è stata aggiornata». Niente nomina insomma dei nuovi manager della sanità sarda. L’esecutivo era stato convocato alle 18 per approvare l’organigramma, che comprendeva i vertici dell’Ats, l’azienda sanitaria regionale che dal prossimo 1 gennaio ingloberà le attuali Asl. Una super asl, che in questi tre mesi di passaggio e di fusione vedrà il nuovo supermanager come direttore generale della Asl 1 di Sassari e al contempo di commissario delle altre sette. Formalmente infatti si tratterà di una incorporazione nell’azienda sassarese. Il nome scelto dal presidente Pigliaru, a quanto pare, era quello di Francesco Zavattaro, 58 anni, bocconiano, fino al giugno 2015 direttore generale della Asl di Chieti e Lanciano e da ultimo direttore amministrativo di una asl lombarda. Un manager ben inserito in un tessuto politico etichettato di centrodestra (al momento di entrambe le nomine la Regione Abruzzo era guidata da Gianni Chiodi di Forza Italia mentre la Lombardia è tuttora presieduta dal leghista Roberto Maroni). Indicati anche gli altri direttori. Per l’Aou di Sassari scelto un manager che nelle stesse ore era stato nominato ad un incarico simile in Puglia.

Poco prima della seduta di Giunta lo stesso presidente Francesco Pigliaru aveva comunicato i nomi dei nuovi manager alla sua maggioranza consiliare. Un passaggio che non è stato molto gradito. Messi di fronte ad una scelta presentata come chiusa la coalizione ha così proceduto in ordine sparso, mettendo in evidenza le divisioni già emerse nelle ultime settimane. Così, subito dopo, al momento della votazione era presente alla seduta di Giunta una manciata di assessori, i fedelissimi di Pigliaru. Una sconfessione plateale che bisogna adesso capire quali conseguenze avrà sul futuro dell’esecutivo.

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