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Asuni, al MEA arriva CON_FINE

Venerdì 29 marzo sarà inaugurata la mostra internazionale d’arte che parla di emigrazione. Coinvolti undici artisti provenienti da Italia, Colombia e Messico

Isabella Orchis – Il bosco delle trasparenze

Asuni. Disegnare un confine è il riconoscimento di una diversità, può aprire al dialogo verso le persone e le migrazioni, può far parlare d’identità e di territorio, di luogo e di spazio delle differenze. Segno che l’arte può essere un veicolo privilegiato per confrontarsi sui temi di accoglienza e integrazione.

Con questo obiettivo venerdì 29 marzo alle 18, il MEA+ di Asuni (Centro di documentazione delle culture migranti) inaugura una speciale mostra internazionale d’arte dal titolo CON_FINE, a cura di Bianca Laura Petretto, che mette insieme ben undici artisti provenienti da Italia, Colombia e Messico.

«Oltrepassare i confini ha sempre significato uscire da uno spazio familiare, conosciuto, rassicurante – ha affermato la curatrice Petretto – per entrare in un luogo incerto, ignoto, che in passato avrebbe suscitato senza dubbio l’invidia degli dei».

Lo sanno bene gli autori. Tutti esprimono sguardi differenti, tecniche e azioni distinte che parlano di frontiere, limiti, viaggi, abbandoni, paure, chiarezza e rinascita. A introdurre la mostra sarà la poesia e il viaggio del poeta italiano Giovanni Bernuzzi, che accompagna il visitatore attraverso “Il bosco delle trasparenze”, un’installazione artistica in cui i versi tratti dalla raccolta Trasparenze (Happy Hour Edizioni) vivono attraverso l’interpretazione di Isella Orchis.

Il superamento del confine si evince nell’opera fotografica e nell’installazione dell’artista colombiana Maria Victoria Gomez, mentre “le sedie” di Maria Pedraza, anch’essa colombiana, mettono al centro la memoria e il dialogo o non-dialogo. La terra e le sue radici sono presenti nell’opera della messicana Paola Becerril, e gli acquerelli di Carlo Nieddu Arrica esprimono il rapporto con la natura e l’orizzonte.

“La trasformazione” trova spazio nelle opere di una terza artista colombiana, Chia Devis, e il rapporto con i territori del corpo e della femminilità sono gli elementi paradigmatici trattati da Andrea Castro. Infine possiamo trovare “i luoghi altri” di Maurizio Radici nei suoi “animali Atlantidei”, “i luoghi privati della casa” di Julia Restrepo e l’installazione-scultura “confini replicanti” di Ermenegildo Atzori.

Il tema trattato è molto caro al Museo dell’Emigrazione di Asuni, che ogni anno è la sede principale del “terre di confine film festival”, la cui XII edizione si è da poco conclusa con grande successo.

La mostra, che sarà visitabile fino al 30 aprile, si inserisce all’interno un importante progetto sull’emigrazione che nei prossimi mesi porterà straordinarie occasioni di conoscenza, confronto e condivisione sul tema, mettendo in campo attività artistiche, mostre, installazioni, laboratori e presentazioni di libri ed autori.

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