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Anche a Sassari i Progetti utili alla collettività (Puc)

Comune e Terzo Settore costruiscono percorsi per i beneficiari del reddito di cittadinanza. Il video con l’assessore Sassu

Sassari. Arrivano i nuovi Puc ma dietro la sigla non si celano nuovi piani urbanistici comunali. Si tratta infatti dei “Progetti Utili alla Collettività”, ovvero percorsi di dodici mesi (rinnovabili) rivolti ai beneficiari del reddito di cittadinanza. Hanno lo scopo di dare la dignità di un impegno a chi percepisce il sussidio e allo stesso tempo la possibilità di far valere le proprie competenze, acquisirne altre e farsi conoscere dalle realtà del territorio. Il Comune di Sassari ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta al Terzo Settore per collaborare alla creazione di un sistema condiviso pubblico-privato al fine di predisporre un catalogo dei Progetti Utili alla Collettività (Puc) da offrire ai beneficiari del Reddito di Cittadinanza (RdC). L’obiettivo è coinvolgere già 150 persone in una prima fase, ma per raggiungerlo è fondamentale la collaborazione delle realtà presenti nel territorio. «Solo a Sassari abbiamo 7 mila famiglie al cui interno almeno un componente riceve il reddito di cittadinanza, per un importo che varia a seconda delle situazioni. I beneficiari sono obbligati a rendersi disponibili e collaborare con amministrazioni o soggetti del terzo settore indicati in un decreto legislativo che possono presentare una serie di progetti e proposte. Non sono attività sostitutive del lavoro in enti locali o associazioni, ma affiancano soggetti già strutturati all’interno dei Comuni o delle associazioni», ha spiegato l’assessore ai Servizi sociali Antonello Sassu, intervenuto lunedì mattina con il dirigente Alberto Mura e il responsabile Alberto Puglia alla presentazione alla stampa nella sala consiliare di Palazzo Ducale. «Questa è anche una risposta a due mozioni, presentate dal M5S e dal Gruppo Misto di maggioranza e approvate nei mesi scorsi», ha precisato l’assessore Sassu.

La macchina organizzativa si era già messa in moto all’inizio dello scorso anno, ma la pandemia ha fermato tutto. Ora il Comune è pronto per avviare il procedimento, con la manifestazione d’interesse rivolta a organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, associazioni, riconosciute o non riconosciute, fondazioni e altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, iscritte negli appositi registri da almeno sei mesi e con sede operativa nel territorio del Comune di Sassari. Le domande, con la modulistica pubblicata sul sito www.comune.sassari.it, dovranno essere inviate via pec all’indirizzo protocollo@pec.comune.sassari.it entro il 26 marzo. Sarà possibile presentare i progetti anche successivamente, e saranno valutati con cadenza bimestrale per essere inseriti nel catalogo. Gli accordi che si instaureranno avranno durata biennale. Appena redatto il catalogo dei primi progetti, l’Amministrazione è pronta a partire.

I Puc dovranno riguardare attività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. Possono inoltre esserne indicate ulteriori di interesse generale, purché coerenti con le finalità dell’Amministrazione. Il percorso dovrà essere legato all’individuazione di uno specifico obiettivo da raggiungere in un intervallo di tempo definito attraverso la messa in campo di risorse umane e finanziarie. Il progetto può riguardare sia una nuova attività sia il potenziamento di una esistente. Il soggetto attuatore nominerà dei tutor tra i propri dipendenti con il compito di affiancare i beneficiari durante il percorso, e invierà periodicamente il registro delle presenze al Settore Politiche Servizi e Coesione Sociale del Comune. È previsto un impegno di otto ore settimanali (aumentabili sino a sedici con il consenso di entrambe le parti).

Salvo particolari casi previsti dalla normativa nazionale, i fruitori del RdC devono svolgere attività di pubblica utilità, pena la decadenza dal beneficio. La partecipazione ai progetti deve essere coerente con le competenze professionali del beneficiario e con le attitudini emerse durante il colloquio sostenuto coi Servizi Sociali comunali o con il centro per l’impiego. Saranno proprio questi due enti a selezionare le persone che parteciperanno ai percorsi, con lo scopo anche di valorizzare le capacità già in possesso.

Alle realtà che sceglieranno di partecipare, il Comune rimborserà le spese relative agli obblighi di legge (visite mediche, assicurazione, formazione specifica se necessaria) fino a un massimo di 300 euro per persona. Sono risorse programmate nel Fondo Nazionale delle Povertà che lo Stato ha destinato al Comune per tutte le attività di inclusione attiva, nell’ambito della misura nazionale RdC.

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