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Al Teatro comunale una Butterfly sassarese

Il dramma di Cio-Cio-San nell’allestimento dell’Ente Concerti. Sublime l’interpretazione di Karah Son, ottimo Roberto Aronica. Commovente il coro a bocca chiusa

Sassari. Con la “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, uno dei titoli più amati dai melomani di tutto il mondo (secondo il documentatissimo sito Operabase.com è la quarta opera più rappresentata nel 2021, in una classifica dominata da “Il flauto magico” di Mozart, “Carmen” di Bizet e “La traviata” di Verdi), ha preso il via la Stagione lirica sassarese, principale rassegna musicale cittadina. Un evento che venerdì scorso ha segnato il ritorno del pubblico al Teatro comunale, seppure ancora in forma contingentata (poco più di 350 spettatori). Così sarà anche per la replica di domenica (alle 16,30). Limitazioni che ricordano come l’emergenza covid ancora non sia del tutto finita. Va però detto che per gli altri titoli della stagione la capienza sarà al 100 per cento, come consentito dal provvedimento governativo in vigore da lunedì. Un bel segnale, che, dopo tanto penare, restituisce la normalità ai teatri. Per mesi gli appassionati hanno dovuto rinunciare al piacere di assistere di persona agli spettacoli musicali. Un grande sacrificio, perché lo streaming è riuscito a supplire fino a un certo punto. Una soluzione infatti limitata, tanto più per la lirica, che dal vivo trasmette sensazioni sonore e visive difficili da trasmettere (in tutti i sensi) attraverso il monitor di un pc. Questo soprattutto se immagini e suoni sono ben concepiti. Come per la “Madama Butterfly” del De Carolis. Difficile trovare punti deboli nella versione del regista Giulio Ciabatti, per un nuovo allestimento tutto dell’Ente Concerti con le scene della sassarese Maddalena Moretti, i costumi di Filippo Guggia e il disegno luci di Tony Grandi. Scenografia ridotta al minimo, qualche elemento visivo accompagnato da caratteri in stile kanji e hiragana, più tre pareti (una mobile) di fondale che restituivano in pieno l’atmosfera della tradizione del paese del Sol Levante, dove le case erano concepite leggere, di legno, bambù e carta, ma solide per affrontare violenti terremoti. Essenziali pure i costumi dei personaggi giapponesi, coloratissimi soprattutto nel primo atto, quello dell’amore e della speranza, nipponico anche nelle musiche scritte dal maestro di Lucca, in contrapposizione all’impianto sonoro riservato a Pinkerton e Sharpless, introdotti da un frammento di inno americano (che nel periodo nel quale è ambientato il bel libretto di Illica e Giacosa è ancora ufficialmente l’inno della Marina militare degli Usa). Nel secondo e terzo atto la tragedia incombente invade la partitura, che in parecchi passaggi suona come una colonna sonora cinematografica, lugubre e tagliente.

Una ricostruzione visiva accompagnata da una avvincente resa sonora quindi, che sin dalle prime battute sapeva già di invito a partecipare al dramma in scena. Sublime l’interpretazione della protagonista, il soprano coreano Karah Son, una Cio-Cio-San da manuale della lirica. Bella voce e grandi doti recitative, ha confermato la sua bravura, che le ha consentito negli ultimi anni di calcare i più importanti palcoscenici, dall’Italia fino agli Usa e all’Australia, con le prestigiose versioni di Butterfly alla Gewandhaus Oper di Lipsia e alla Deutsche Oper di Berlino. Di alto livello anche il Pinkerton di Roberto Aronica, tenore di caratura mondiale, già conosciuto dal pubblico sassarese: dal fraseggio alla presenza scenica, difficile non apprezzare il suo ottimo timbro, insieme ad una emissione pulitissima e al contempo squillante. La Butterfly dell’Ente Concerti ha offerto al (fortunato) pubblico presente in teatro un terzo protagonista, il Coro, diretto da Antonio Costa. Applausi convinti per “Un bel dì vedremo”, splendidamente eseguito da Karah Son, ma ancora più sostenuti per il brano del coro a bocca chiusa della fine del secondo atto. Un’interpretazione commovente, a sipario calato, una delle più struggenti mai sentite da chi scrive. Bene gli altri cantanti, su tutti il mezzosoprano Martina Serra (Suzuki) e il baritono Angelo Veccia (Sharpless). Sul palcoscenico, inoltre, Petra Haluskova (Kate), Bruno Lazzaretti (Goro), Claudio Deledda (Yamadori), Alessandro Abis (Bonzo) con Claudia Spiga, Elena Pinna e Paolo Masala, Gianluigi Dettori, Antonello Lambroni, Cristina Raiano. Convincente anche la prova dell’Orchestra dell’Ente Concerti diretta dal bravo Marco Alibrando, che ha dovuto fare i conti con le restrizioni anticovid e affrontare la partitura con un organico ridotto all’osso, limitazioni purtroppo messe in evidenza dalla pessima acustica del Teatro comunale, che si spera prima o poi possa essere migliorata.

Domenica alle 16,30, come detto, la replica di “Madama Butterfly”. La Stagione dell’Ente Concerti proseguirà con “Il turco in Italia” (29-31 ottobre), il dittico “Il telefono”/“La serva padrona” (12-14 novembre) e “La vedova allegra” (3-5 dicembre). Con l’entrata in vigore del “decreto capienze”, approvato nei giorni scorsi dal Governo, tutti i posti del Teatro comunale potranno essere occupati. Da mercoledì 13 ottobre sarà possibile acquistare sia al botteghino del Comunale che online, sul sito enteconcertidecarolis.it, i biglietti per le altre produzioni del 2021. (Lu.Fo.)

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