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Al Teatro comunale la leggerezza della “Vedova allegra”

Il capolavoro di Lehàr ha chiuso l’edizione 2021 della stagione lirica. L’ottimo allestimento ha restituito le atmosfere di inizio Novecento

Madina Karbeli al centro

Sassari. Con “La vedova allegra” (Die lustige Witwe) si conclude nel migliore dei modi la stagione lirica 2021 dell’Ente Concerti Marialisa De Carolis. Un titolo che richiama la spensieratezza, quasi reclamata in un momento nel quale i fantasmi della pandemia tentano di rialzare la testa. Il capolavoro di Franz Lehàr sia allora da auspicio per un ritorno a una normalità quanto mai necessaria. La versione proposta al Teatro comunale venerdì sera (in replica domenica pomeriggio) ha costituito la migliore occasione per restituire a tutti un po’ di leggerezza. Un ottimo allestimento per uno spettacolo che il pubblico ha apprezzato con applausi a scena aperta. Merito delle scelte di regia, curate da Andrea Merli (l’Impiccione viaggiatore della Barcaccia di Radio 3) insieme a Renato Bonajuto. Atmosfera da tardo Impero asburgico rispettata nelle scene e nei costumi di Artemio Cabassi, valzer trascinanti, situazioni comiche, insomma una versione della “Vedova allegra” perfetta nel coinvolgimento degli spettatori, grazie anche ai riuscitissimi adattamenti in chiave sassarese, inseriti dallo stesso Merli in un testo appositamente revisionato, prassi da ricondurre alla tradizione dell’operetta. Le coreografie, eseguite con qualche sbavatura di troppo, erano invece di Giuliano de Luca, con la partecipazione del Romae Capital Ballet.

Francesca Pusceddu e Marco Miglietta

“La vedova allegra” esempio di operetta perfetta quindi, non certo opera piccola. Era il 30 dicembre 1905 quando a Vienna Franz Lehàr propose agli spettatori del Teather an der Wien quello che da subito diventò un grande successo, esportato in tutto il mondo. La versione in italiano arrivò un anno e mezzo più tardi, al Dal Verme di Milano, seppure a Trieste, allora territorio austriaco, lo stesso Lehàr ne aveva diretto nel frattempo la versione originale in tedesco. Il favore del pubblico del resto non è mai venuto meno, tanto che esiste addirittura una “Vedova” in lingua araba. Per non parlare delle numerose citazioni delle melodie del capolavoro di Lehàr da parte di altri compositori (uno su tutti: Sostakovic) o della nascosta ammirazione di Gustav Mahler e di sua moglie Alma.

Andrea Binetti (Njegus)

Al Comunale di Sassari la “vedova” del titolo, Hanna Glawari, era il soprano di origine georgiana Madina Karbeli, perfettamente calata nella parte, come il baritono Vincenzo Nizzardo, ottimo Danilo. Poi i bravissimi Francesca Pusceddu (Valencienne, moglie di Zeta), soprano, Marco Miglietta (Camille), tenore, e Clemente Antonio Daliotti (il barone Zeta, ambasciatore a Parigi dello stato del Pontevedro), baritono. Njegus era Andrea Binetti, padrone della scena. Esordi artistici con Sandro Massimini, interprete sopraffino dell’operetta, Binetti si rifà alla lezione del grande Elio Pandolfi, recentemente scomparso, il Njegus italiano per eccellenza nelle edizioni al Teatro Sistina di Roma con Raina Kabaiwanska nel ruolo della “vedova” e Daniela Mazzuccato, con Daniel Oren direttore d’orchestra.

Il cast della “Vedova allegra” del Comunale comprendeva anche tanti giovani: Marco Puggioni (Saint Brioche), William Hernández (Cascada), ormai di casa al Comunale, Matteo Loi (Kromow), Paolo Masala (Bogdanowitsch), Margherita Massidda (Sylviane), Francesco Scalas (Pritschitsch), Lara Rotili (Olga) e l’aiuto regista Teresa Gargano che ha interpretato Praskowia. Il coro dell’Ente Concerti è stato preparato da Antonio Costa. L’orchestra è stata diretta da Sergio Alapont, in un paio di passaggi forse serioso più del necessario (un po’ più di brio, suvvia) ma nel complesso bravo a controllare i cinquanta musicisti in buca.

(Lu. Fo.)

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