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Al Teatro Comunale di Sassari “I Miserabili”

Dal romanzo di Victor Hugo l’adattamento teatrale di Luca Doninelli. Con Franco Branciaroli e la regia di Franco Però. Al via la stagione del Cedac

IMiserabiliSassari. Viaggio nella Francia dell’Ottocento negli anni cruciali tra la Restaurazione e la Rivoluzione di Luglio con ““I Miserabili” – dal celebre romanzo di Victor Hugo, nell’adattamento di Luca Doninelli con un interprete del calibro di Franco Branciaroli nel ruolo di Jean Valjean, ex galeotto redento ma costretto a una vita in fuga e perennemente in lotta contro le avversità del destino, per la regia di Franco Però. La pièce approderà lunedì 17 dicembre alle 21 al Teatro Comunale di Sassari dove inaugurerà la Stagione de La Grande Prosa del CeDAC nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

Un capolavoro della storia della letteratura, un’opera monumentale che offre un affascinante affresco della società nell’Europa della prima metà del XIX secolo, durante il tentativo di ricostituire l’ancient régime all’indomani della Rivoluzione, dopo la caduta di Napoleone, intrecciando le vicende di personaggi veri e inventati e gli eventi che avrebbero mutato – per sempre – il corso della storia. Il romanzo di Hugo rivive sulla scena in una trasposizione originale, che mira a sottolineare l’evoluzione psicologica del protagonista e i differenti caratteri senza sacrificare l’azione, in un equilibrio tra i fatti, i pensieri e le emozioni.

Un’ardua sfida – quella di comprimere nell’arco di poche ore il significato di un’intera esistenza, segnata dalle difficoltà e della miseria, poi dal carcere e dal degrado morale, frutto dell’amarezza e del rancore, fino alla “conversione” operata dalla benevolenza di un vescovo coraggioso e illuminato, che scegli di schierarsi dalla parte degli ultimi, opponendo l’idea del perdono all’aridità di una “giustizia” intesa come mera punizione dei colpevoli (o presunti tali). L’animo di Jean Valjean – inasprito dalle sventure, si riapre alla bontà e alla speranza, ma in un grottesco controtempo l’ombra dei suoi atti crudeli e insensati incombe su di lui, inducendolo a fuggire di nuovo, e sopravvivere nell’incertezza finché per impedire che un altro paghi al suo posto sceglierà di costituirsi, riuscendo ancora una volta ad evadere, per proseguire la sua inquieta esistenza, sempre con il rischio di essere riconosciuto e obbligato a scontare la sua pena.

Tra mille peripezie e rocambolesche fughe, il giovane potatore a Faverolles, condannato ai lavori forzati per aver rubato un pezzo di pane, si trasforma in un rispettabile cittadino nonché imprenditore di successo, ma sempre con sul capo la spada di Damocle rappresentata dai nodi irrisolti del suo passato e dai reati compiuti nella fase più buia, sotto il peso della disperazione.

Il suo tentativo di riabilitarsi agli occhi del mondo, favorito dall’influenza positiva del suo benefattore, fallisce per l’implacabile determinazione dell’ispettore Javert, divenuto una sorta di persecutore, quasi proiezione di quella cieca giustizia che si accanisce sui deboli, per inchinarsi ai potenti. Il furto per fame, quindi in fondo la stessa miseria che l’ha spinto a compierlo, rappresenta l’inizio della rovina per Jean Valjean, e i suoi successivi tentativi di ribellarsi a un’evidente ingiustizia, data la sproporzione della pena rispetto al reato, fino alla decisione di cedere al male e farsene egli stesso strumento come rivalsa sulla società, non fanno che aggravare la sua posizione, aggiungendo colpa a colpa. Egli è vittima e carnefice, ma la sua temporanea malvagità non è nulla rispetto alla crudeltà di coloro che scelgono la maschera dell’ipocrisia.

Sotto i riflettori – accanto a Franco Branciaroli – (in rigoroso ordine alfabetico) Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos e Valentina Violo incarnano la moltitudine di personaggi che affollano le pagine del libro di Hugo, ciascuno dei quali è al centro di un proprio romanzo. La mise en scène pone in risalto le figure chiave – da Fantine e Cosette, a Marius, ai Thénardier con Gavroche, Eponine, a Javert, a Monsignor Myriel – e le vicende di quell’universo sotterraneo rappresentato dal “miserabili” di ogni tempo e latitudine. Un intero microcosmo si muove nella dimensione insieme realistica e simbolica – tra abiezione e redenzione – definita dalle evocative scenografie di Domenico Franchi, che insieme ai costumi di Andrea Viotti restituiscono le atmosfere di un’epoca, messe in risalto dal disegno luci di Cesare Agoni con la colonna sonora firmata da Antonio Di Pofi.

“I Miserabili” è una pietra miliare della letteratura, un romanzo di immenso fascino e straordinaria modernità, capace di raccontare la complessità dell’animo umano e le contraddizioni e i le ingiustizie della società, come sottolinea il regista Franco Però: «Hugo continua a stupirci e impressionarci per queste sue assonanze con l’attualità, per la capacità di affrontare temi diversissimi, di mettere assieme momenti alti e momenti bassi (questa è un’altra sua grandezza). “I Miserabili” è veramente un fiume in piena di cui noi restituiremo un’onda o poco più».

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