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A rischio la continuità didattica per gli alunni con disabilità

Immettere in ruolo i docenti del IV Ciclo Sostegno richiede la “compensazione” tra regioni

Il Ministero dell’Istruzione, per l’anno accademico 2018/2019, ha bandito un “Corso di Formazione per il conseguimento della Specializzazione per le attività di Sostegno Didattico agli alunni con disabilità nella scuola primaria e secondaria” per 14.224 posti su 16.379 cattedre libere in organico di diritto. Obiettivo del corso, formare nuovi docenti di Sostegno per iniziare a colmare i vuoti del citato organico, in attesa di assegnare a professori specializzati anche le oltre 50mila cattedre in deroga, oggi affidate a insegnanti privi di specializzazione. Per il 2020 è in rampa di lancio un nuovo corso, in un primo momento destinato ad altri 14mila aspiranti, e successivamente aperto a ben 21mila specializzandi in sostegno. Una terza tornata, infine, si delinea a partire dal 2021, rivolta a ulteriori 14mila aspiranti docenti, salvo incrementi. Si richiedono motivazione, preparazione e, in media, 3mila euro a testa.

Considerato che tutti i 14.224 professori di sostegno “nuovi di zecca” potrebbero essere immessi in ruolo dal prossimo 1° settembre, qualcuno di loro si è immerso in una serie di conteggi e ha scoperto l’indicibile: le 16.379 cattedre (in assenza dei dati di Trentino e Valle d’Aosta) attualmente “libere” sono distribuite in modo “particolare” nelle diverse regioni italiane, per cui in Lombardia occorrerebbero ulteriori 2.247 nuovi professori di sostegno per la scuola secondaria di i grado, a fronte di un numero ulteriore di nuovi specializzati nelle università della Regione pari a zero! In Piemonte, la scuola primaria richiederebbe  807 insegnanti in più, ma anche qui il numero ulteriore disponibile è un altro zero. In breve, in alcune regioni esistono centinaia o migliaia di cattedre di sostegno in organico di diritto che non potranno essere reclamate da nessun docente specializzato, mentre in altre regioni il mancato spostamento dall’organico di fatto a quello di diritto di un numero di cattedre equivalente a quello dei nuovi specializzati, rende impossibile per questi ultimi il passaggio di ruolo. Ruolo guadagnato sostenendo tre prove concorsuali altamente selettive su base nazionale, con una percentuale media di bocciati scioccante: oltre l’80 per cento. E il Miur chiede anche un ulteriore concorso.

TABELLA LETTERA IV CICLO TFA SOSTEGNO

Le famiglie dei ragazzi con disabilità, in tantissimi casi, continuerebbero ad essere private del diritto alla continuità didattica per i propri figli, qualora non ci fosse la totalità delle immissioni in ruolo di tutti i prossimi specializzati del IV ciclo Tfa sostegno. Infatti, seppur specializzati, i nuovi professori si ritroverebbero nei prossimi anni scolastici solo con incarichi di supplenza sul sostegno, modificabili di anno in anno e di scuola in scuola.

La soluzione esiste, è a costo zero e di semplice applicazione, e ricalca un percorso già battuto in occasione di immissioni in ruolo portate felicemente a termine negli anni precedenti. La parola magica è “compensazione”. In sede di strutturazione degli organici di diritto per l’anno scolastico 2020/2021, sarebbe sufficiente che il Miur assegnasse a ciascuna regione il numero di posti necessari per immettere in ruolo tutti gli specializzati nelle università locali, dopo la “compensazione” tra ordini di scuola. Conclusa tale operazione, per “compensazione”, andrebbero “spostate” (nel rispetto di un criterio di proporzionalità) le cattedre rimaste libere nelle regioni prive di ulteriori docenti specializzati in sostegno e assegnate alle regioni che presentano disponibilità di nuovi professori da immettere in ruolo (cfr. Tabella allegata). Il prossimo anno, nella Legge di Stabilità (Finanziaria) il Miur dovrebbe incrementare gli Organici di Diritto di tutte le regioni con nuove cattedre per i nuovi specializzati del V ciclo Tfa sostegno; stesso “modus operandi” per il VI ciclo. Si garantirebbe subito, in tal modo, la continuità didattica triennale (scuole dell’infanzia e secondaria di primo grado) e quinquennale (scuole primaria e secondaria di secondo grado) ad almeno 15mila alunni con disabilità; a tutti gli altri studenti negli anni successivi. Sarebbe, inoltre, anche una forma di meritocrazia, in quanto la specializzazione dei docenti selezionati verrebbe reinvestita nel territorio di provenienza, senza ledere i diritti di nessuno. E lo Stato manterrebbe la parola, dopo aver chiesto a gran voce a oltre 14mila nuovi laureati e docenti precari di intraprendere un impegnativo percorso di specializzazione sul sostegno, di fronte alla spaventosa mancanza di 50mila professori di sostegno e ai danni arrecati dalla mancanza di continuità didattica agli studenti con disabilità.

Qualora il Miur non provvedesse, ci sarebbe il solito percorso al quale ormai i docenti e le famiglie degli alunni con disabilità, privati non di rado dei loro diritti, dedicano tempo, energie e denaro per parcelle di avvocati: il ricorso al Tar. È probabile che, di fronte al mancato rispetto della parola data da parte dello Stato e alla prospettiva di doversi trasferire in regioni lontane, nonostante la presenza di numerose cattedre in organico di fatto nella propria provincia, più di un neolaureato o di un precario ci pensi bene prima di iscriversi ai futuri corsi di specializzazione in sostegno. Si confida in una mobilitazione immediata e determinata da parte delle associazioni dei genitori degli alunni con disabilità e dei sindacati nazionali. Farebbe sorridere amaramente ascoltare, da parte di persone spesso incompetenti in materia, roboanti proclami sull’inclusione e sulla continuità didattica e assistere poi alla dispersione delle nuove specializzazioni in supplenze prive di continuità.

Dott. Federico Deiara
Specializzando IV Ciclo TFA Sostegno
Università di Sassari

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