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A Palazzo di Città il Giorno del Ricordo

Seduta solenne del Consiglio comunale di Sassari dedicata alla tragedia delle foibe. Il sindaco Campus: «Basta con negazionismo e tentativi di inquinare le coscienze»

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Sassari. «Ancora da troppe parti esistono negazionismo e tentativi di inquinare le coscienze, soprattutto dei giovani. Sono state stragi invece compiute in maniera inumana». Così il sindaco di Sassari Nanni Campus, intervenuto a Palazzo di Città in apertura della celebrazione del Giorno del Ricordo, che si è tenuta questa mattina con il Consiglio comunale riunito per l’occasione in seduta solenne. È stata una mattinata di riflessione, di ricordo, con la grande opportunità di poter ascoltare dalla voce di chi certi fatti li ha vissuti cosa è stato l’esodo dalle terre istriane, fiumane e dalmate nel secondo dopoguerra e la più complessa vicenda del confine orientale. «A migliaia furono massacrati e buttati, anche vivi, nelle foibe, con una precisa azione da parte delle bande partigiane comuniste di Tito con una inumanità che trova corrispettivi nella Shoah e in altri eccidi. Quello che mi colpisce è il tentativo di ignorare la storia ancora oggi», ha detto ancora il primo cittadino, che ha ricorda che fu un presidente della Repubblica sassarese, Francesco Cossiga, il primo, dopo oltre 40 anni dai tragici fatti, a recarsi alla foiba di Basovizza e a inchinarsi per chiedere perdono alle vittime per l’oblio che per troppi anni aveva nascosto quella strage e quell’esilio. «Negazionismo, disinformazione, indifferenza sono i frutti di una faziosità che ancora oggi non consentono di rendere giustizia alle vittime di quella enorme tragedia».

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Il sindaco Nanni Campus

Il Giorno del Ricordo è stato istituito con la legge 30 marzo 2004 n. 92 e vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». La data del 10 febbraio, scelta per la celebrazione della solennità, ricorda il giorno della firma dei trattati di pace di Parigi nel 1947.

Questa mattina l’evento a Palazzo di Città è stato aperto dal presidente del Consiglio comunale Maurilio Murru, che ha ricordato il testo della norma sottolineando che «oggi è più che mai opportuno il coinvolgimento delle scuole e degli studenti, affinché la storia sia finalmente conosciuta e non più dimenticata. Le scuole sono quindi anche oggi un indispensabile punto di partenza». E sempre ai giovani si è rivolto l’arcivescovo Gian Franco Saba: «Li saluto con un semplice messaggio: una scuola che fa memoria è una scuola che lavora contro l’indifferenza, azioni da tradurre in forme concrete. La prima forma è coltivare lo spirito e l’intelligenza».

Sono intervenuti due testimoni diretti di quella tragedia, oggi anziani. «Ragazzi, non giudicate dalla facciata. A me è successo. Bimba di pochi anni, esule, sono stata giudicata perché diversa. Qualunque sia il vostro credo politico, tenete sempre presente il rispetto per l’essere umano, chiunque esso sia». Sono le parole con le quali Marisa Brugna, esule istriana, ha concluso la sua commovente testimonianza. A 6 anni fu costretta ad abbandonare la sua casa, a fuggire dal suo paese, Orsera, senza capire neanche il perché e a crescere in un campo profughi. Poi l’arrivo a Fertilia e il diploma nel 1960 alle Magistrali di Sassari. «Ho insegnato per 38 anni». Insieme a lei ha preso la parola Sebastiano Serra, che ha perso il padre carabiniere nelle foibe, mentre svolgeva il suo lavoro per il Paese.

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Marisa Brugna e Sebastiano Serra

All’iniziativa, come detto, sono state invitate le scuole superiori della città, che, oltre alle testimonianze, hanno potuto seguire una lezione della dottoressa di ricerca in Storia Moderna e contemporanea dell’Università di Cagliari Margherita Sulas, che ha permesso di capire i fatti accaduti tra il 1943 e il 1945, e successivamente, nel nord-est dell’Italia, nonché la vicenda di Nerina Milia.

Nel corso della seduta sono intervenuti due consiglieri comunali, uno per la maggioranza, Manuel Alivesi, e uno per la minoranza, Giuseppe Mascia.

Anche questa mattina, al centro del palco, era presente la sedia rossa, che accompagna le iniziative dell’Amministrazione dal 25 novembre. Rappresenta sia tutte le vittime di femminicidio sia tutte le donne che, nei secoli, hanno subito ogni tipo di sopruso. Un segno, dal forte valore simbolico, con cui il Comune dà continuità all’iniziativa “Non solo un Giorno”, per sottolineare l’impegno costante nel combattere il la violenza sulle donne, in questo caso nell’occasione delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo, così come è stato nel Giorno della Memoria.

Nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha votato una mozione per l’intitolazione di una via, una piazza, un giardino o di locale istituzionale, come un’aula universitaria, a Norma Cossetto, medaglia d’oro al merito civile. La giovane era una studentessa italiana istriana, impegnata nelle ricerche per completare la sua tesi di laurea, quando fu imprigionata, violentata, seviziata e gettata nelle foibe ancora viva e agonizzante dai partigiani jugoslavi schierati col maresciallo Tito.

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