tourismA, inaugurazione nella Sala Sardegna

Venerdì la cerimonia di apertura del Salone internazionale dell’Archeologia a Firenze. Al taglio del nastro il critico d’arte Philippe Daverio e il presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani

Tourisma2018DaverioGianiFirenze. Ha preso il via venerdì al Palazzo dei Congressi di Firenze la IV edizione di tourismA, il Salone internazionale dell’Archeologia. Nella sala Sardegna è stato il critico d’arte, docente nonché personaggio televisivo Philippe Daverio, a tagliare il nastro inaugurale, affiancato dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani e dal direttore del Salone Piero Pruneti. Fra i tanti ospiti che venerdì mattina hanno invaso il padiglione Sardegna, dedicato alle statue menhir di Laconi e al patrimonio del consorzio Sa perda ‘e Iddocca, anche il direttore degli Uffizi Eike Schimdt e il presidente dell’associazione culturale sardi in Toscana Fiorella Maisto. La Sardegna, dunque, protagonista assoluta nella prima giornata di apertura del Salone Internazionale dell’Archeologia in corso a Firenze.

L’allestimento del padiglione ha colpito tanto il direttore del Salone, Piero Pruneti, al punto che giovedì, vigilia d’apertura, ha chiesto espressamente all’editore Carlo Delfino di aprire la manifestazione sullo sfondo delle belle immagini del consorzio Sa Perda ‘e Iddocca realizzate da Nicola Castangia.

In effetti, all’ingresso del padiglione il colpo d’occhio è notevole: le riproduzioni dei menhir, che risalgono al III millennio avanti Cristo, realizzate dallo sculture Carmine Piras, sono affiancate da immagini mozzafiato che richiamano l’attenzione dei visitatori sulle spettacolari testimonianze dell’antica religione dei sardi.

Parole di elogio per l’allestimento da parte di ospiti e visitatori che questa mattina hanno letteralmente preso d’assalto il padiglione Sardegna. E se Philippe Daverio ha rimarcato l’unicità e la specificità del patrimonio culturale sardo, il direttore degli Uffizi, Eike Schimdt, ha annunciato l’inaugurazione, a marzo, proprio agli Uffizi, di una mostra dedicata all’artista ogliastrina Maria Lai. Il presidente dell’assemblea regionale della Toscana, Eugenio Giani, ha evidenziato, infine, l’importanza e le grandi potenzialità di crescita offerte dalla promozione del turismo archeologico.

sdrVa detto subito che il patrimonio culturale del consorzio Sa perda ‘e Iddocca costituisce una delle mete preferite dalle centinaia di visitatori che in queste ore invadono il Salone fiorentino nel primo giorno di apertura di tourismA.

Nella grande Sala Sardegna, collocata in posizione centrale, ci sono le belle immagini realizzate dal fotografo Nicola Castangia che scorrono in loop dentro uno schermo da 65 pollici, ma anche due pannelli di grandi dimensioni (8×3) con immagini e foto, dello stesso Castangia, che riportano alcuni fra i più importanti siti archeologici dell’area di competenza del Consorzio.

C’è, insomma, la Sardegna delle statue menhir raccontata, anche a voce, da testimonial che rappresentano dieci Comuni: Allai, Asuni, Genoni, Laconi, Meana Sardo, Nuragus, Nurallao, Ruinas, Samugheo, Villanovatulo.

Dentro la sala si respira la sensazione di trovarsi magicamente calati nel contesto originario in cui menhir e siti archeologici sono collocati naturalmente.

E che dire delle opere di Carmine Piras, l’artista specializzato in statuaria sarda ha portato a Firenze quattro riproduzioni delle statue stele menhir di Laconi, realizzate in materiale sintetico, alte oltre due metri, di fronte alle quali i visitatori sostano rapiti per comprendere le arcane forme religiose della Sardegna antica.

Ancora, nella sala è esposto un ciclo della cosiddetta “dea madre” costituito da cinque statuine, quattro in pietra, una in bronzo, che rappresentano una delle forme di religiosità più antiche dell’Isola.

In un corridoio, accanto alla Sala Sardegna, c’è anche una postazione specifica dedicata solo alla Rete delle statue stele del Mediterraneo dove sono esposti i materiali dei musei di Aosta, Laconi e Pontremoli (Lunigiana). Sabato 18 febbraio, è prevista la firma del protocollo fra i direttori dei musei della Rete: Trento e Aosta, Laconi e Pontremoli, La Spezia, Bolzano e Villa del Garda, che darà il via ufficiale all’intesa già avviata nella passata edizione.

Dal prossimo anno, questo è l’auspicio, potrebbero far parte dell’accordo anche Francia, Spagna, Germania e Svizzera, stati che, con la Sardegna e con i citati centri italiani, condividono la presenza di statue stele nei loro territori.

C’è grande attesa, infine, per l’intervento dell’archeologo Giorgio Murru, coordinatore del museo Zapata di Barumini e direttore del museo di Laconi, che domenica 18 febbraio, alle 14.50, nel grande salone del Palazzo dei congressi, farà il punto di questa intensissima tre giorni, per spiegare al pubblico, con una relazione che sarà il culmine dell’attività di comunicazione, il significato del “Culto delle statue menhir all’alba dei nuraghi”.

Ultima, non per importanza, va segnalata l’iniziativa dell’editore Carlo Delfino di rivolgere un appello alle istituzioni e a tutti coloro che hanno a cuore le sorti del patrimonio culturale della Sardegna. Si tratta della petizione, varata nel 2015, firmata a oggi da più di 1500 persone, denominata “Museo a cielo aperto”, di cui, nella sala Sardegna, è esposto il cartello – programma che spiega la necessità di riqualificare e valorizzare il patrimonio archeologico sardo.

tourismA si conferma il più importante evento europeo per la promozione e comunicazione del turismo archeologico e rappresenta una straordinaria opportunità per gli enti locali e del turismo, gli studiosi, i tour operator e gli specialisti di settore.

Per ulteriori dettagli si rimanda al sito ufficiale dell’evento all’indirizzo http://www.tourisma.it/programma-2018/ dove si può anche scaricare il programma completo in formato pdf: programma_tourismA_2018