Riaprire il supercarcere dell’Asinara per i terroristi islamici

La proposta di Donato Capece, segretario del Sappe, e di Roberto Calderoli, senatore della Lega Nord. Mauro Pili (Unidos): «La Sardegna non è una discarica per criminali»

 

 

AsinaraCalaOliva3Sassari. Ogni tanto qualcuno ne ripropone l’apertura, magari ignorando che dal 1998 è un grande parco naturale. Ieri è stato il segretario del Sappe, Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria, Donato Capece a dire che i terroristi islamici possono essere sistemati nel carcere dell’Asinara, perché «solo così si evita il proselitismo e si possono isolare dal mondo».

«Occorre una risposta forte e decisa da parte dello Stato – ha aggiunto Capece – non bisogna essere buonisti ma agire con pugno di ferro verso persone irrecuperabili e che, espiata la pena, torneranno a commettere gli stessi reati per i quali sono stati condannati. Lo Stato non deve cedere». In realtà, non c’è solo l’idea di riaprire l’Asinara. Esiste, o esisteva, anche Pianosa. Ma, riporta Il Giornale, il segretario del Sappe non ha dubbi: «Il rischio che i detenuti islamisti facciano proselitismo va scongiurato. La sezione speciale del carcere di Rossano (in provincia di Cosenza, ndr) garantisce l’isolamento ma non esclude del tutto la possibilità di contatti, cosa che invece sarebbe impossibile all’Asinara». Da cui, ricorda sempre il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, riuscì a fuggire soltanto il bandito Matteo Boe, a bordo di un canotto nel 1986, l’unico evaso in 112 anni di storia dell’Alcatraz sarda.

Oggi tocca ad un politico piuttosto noto, un leghista doc come Roberto Calderoli. «Portiamo i terroristi all’Asinara, facciamolo per la nostra sicurezza nazionale, ma anche come deterrente per i potenziali jihadisti, in modo che sappiano cosa li aspetta in caso di cattura, ovvero un carcere duro e l’isolamento totale dal mondo esterno», ha detto il vice presidente del Senato e responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord. Calderoli aggiunge che condivide «pienamente la proposta lanciata dal segretario del sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, Donato Capece, di utilizzare il vecchio carcere di massima sicurezza dell’Asinara, quello usato negli anni ’80 e ’90 per i detenuti più pericolosi, per i boss della mafia e i capi delle Brigate Rosse, per rinchiudervi i terroristi islamici. E, aggiungo io, anche i tanti predicatori di odio presenti sul nostro territorio, quelli che istigano alla jihad sul web o nei loro sermoni del venerdì».

MauroPiliNuragheLosa

Mauro Pili

A Calderoli in particolare replica il deputato Mauro Pili (Unidos). «L’Asinara non si tocca, è un parco naturale non una discarica di terroristi. Calderoli lancia, per dirla con il suo gergo, una proposta “porcata” che in realtà nasconde uno scivolone senza precedenti. Secondo questa proposta Calderoli vorrebbe mandare i terroristi in un paradiso terrestre quando invece meriterebbero carceri vere e non in un parco. La solita battuta da osteria senza alcun tipo di supporto ne tecnico ne politico. Spiace sapere che anche Calderoli alla pari di Renzi ed altri considerino la Sardegna una discarica di mafiosi e terroristi. La Sardegna non sarà nè la discarica di Renzi tantomeno quella di Calderoli. Bene farebbe a ritrattare, e subito, questa stupidaggine ciclopica. Con un mio atto da Presidente della Regione il 19 dicembre 2001 l’Asinara è divenuto area protetta e Parco Nazionale. Dovrebbe saperlo visto che era al governo quando nell’agosto del 2002 venne firmato il decreto del Ministro dell’ambiente che recepiva la delibera della giunta regionale. Quello che sconcerta, stando a questa dichiarazione, è che Calderoli vorrebbe mandare i terroristi in un’oasi a 5 stelle. Qui accettiamo solo turisti e respingiamo al mittente esternazioni gratuite e stupide. Per quanto mi riguarda non solo devono essere escluse ipotesi a priori di riapertura di quel carcere, ma sono da rispedire al mittente tutti quei mafiosi e camorristi che stanno affollando le carceri sarde. Non siamo la discarica dello Stato italiano tantomeno di Calderoli».