Pietro Grasso, ricordi di mafia

Venerdì scorso a Sassari, per il festival letterario “Sulla terra leggeri”, il presidente del Senato ha presentato il suo libro “Storia di sangue, amici e fantasmi”

GrassoCucciari

Geppi Cucciari e il presidente Pietro Grasso

Sassari. «Amici, sangue e fantasmi. E sono tanti i fantasmi che oggi vedo e che fanno parte integrante del mio libro. Penso per esempio a Bernardo Provenzano, il capo dei capi della mafia, che tante persone ha incontrato e anche fatto uccidere». Pietro Grasso, presidente del Senato, già procuratore capo a Palermo e poi procuratore nazionale antimafia, ha ricostruito i ricordi di anni passati a contrastare la criminalità organizzata, ma anche episodi con gli amici magistrati, su tutti Falcone e Borsellino. “Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia” è un volume scritto principalmente per chi è nato dopo il 1992. «Se ci pensiamo bene sono già quasi due generazioni. I ragazzi chiedono ai loro genitori: chi erano Falcone e Borsellino? E si sentono dire: due magistrati». Una risposta troppo sintetica, secondo il presidente Grasso, che venerdì sera è intervenuto a Sassari, in un’affollatissima piazza del nuovo mercato civico, in occasione del festival letterario “Sulla terra leggeri”, coordinato da Flavio e Paola Soriga.

GrassoStoriedisangueUn libro che può aiutare i più giovani ad apprezzare i valori di legalità e giustizia per i quali lottarono non solo Falcone e Borsellino, ma tanti altri servitori dello Stato che hanno perso la vita. Sollecitato dall’attrice Geppi Cucciari, il presidente del Senato ha ricordato diversi episodi che hanno segnato una importante stagione di lotta alla mafia, tra gli anni ’80 e ’90, partendo soprattutto dal legame di grande amicizia con Giovanni Falcone e soffermandosi sul maxiprocesso, concluso con decine di condanne e ben settemila pagine di motivazione della sentenza. E anche ricordi familiari, a cominciare dal rapporto con il figlio, che a 14 anni si vide la quotidianità completamente cambiata per la presenza della scorta. «In un solo momento perse il padre e il compagno di giochi. Tutto quello che fino ad allora facevamo diventò impossibile. Con l’angoscia che si faceva viva. Un giorno mia moglie mi chiamò al telefono: “Poco fa qualcuno ha citofonato”. “E allora?”, feci io. “I figli a volte non ritornano a casa, ha detto una voce”. Per fortuna non era accaduto nulla. Mio figlio stava giocando a basket, ignaro di tutto». Segnali però che la mafia sapeva e controllava.

La prefazione del libro è scritta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello del presidente della Regione Sicilia, Piersanti, assassinato dalla mafia nel 1980 per avere avviato una «radicale moralizzazione della vita pubblica. Quando penso a Piersanti Mattarella mi rivedo giovane magistrato con un cappotto color cammello, mai più indossato dopo, intento a ispezionare l’automobile crivellata di colpi», è il ricordo di Pietro Grasso, che ha ribadito ancora una volta che la mafia non è un fenomeno ineluttabile.

La presentazione del libro si è aperta con l’intervento di due giovanissimi componenti del Fronte di liberazione dei pizzinni pizzoni, che hanno invitato il presidente Pietro Grasso ad aderire alla loro simpatica “ciurma”.

Il servizio tv trasmesso da Canale 12 sabato 29 luglio