Dinamo, una squadra con limiti ma che ha lottato sino in fondo

Finisce la stagione dei biancoblù: in Gara3 la spunta Trento e passa il turno dei playoff. Il punto e le pagelle di Aldo Gallizzi

di Aldo Gallizzi

DinamoTrentoGara3bSassari. La speranza del tifoso prima di ogni annata e di ogni partita è sempre quella di riuscire a vincere e guai se non fosse così. In tanti credevano alla concreta possibilità di far valere il fattore PalaSerradimigni e riaprire la serie contro Trento, ma in altrettanti, quelli forse più razionali e attenti, non era sfuggito che gara uno e gara due fra la Dinamo Banco di Sardegna e la Dolomiti Energia avesse fatto emergere delle differenze tra le due compagini, ben più significative di quelle date dal fattore campo. Trento ha vinto 3-0, lo ha fatto meritatamente, dimostrando di avere più fisicità e più talento, in altre parole di essere più forte. I complimenti alla squadra di coach Buscaglia sono dunque doverosi, come lo sono quelli da fare ai ragazzi di Pasquini che hanno interrotto la loro corsa dove meritavano, niente di più e niente di meno e che nel computo globale stagionale, devono comunque ritenersi soddisfatti di quanto fatto, non solo in campionato ma in coppa Italia (finale raggiunta) e in Champions.

Questa Dinamo è stata costruita in un certo modo. Gli errori ci sono stati, lo testimoniano gli interventi in corsa per provare a salvare il salvabile. Un tentativo riuscito in parte, con gli innesti di Bell, Lawal e Lighty, che hanno aggiunto sicuramente qualcosa e consentito di tenere la barca a galla, almeno sino a due giornate dal termine della regular season. Poi c’è stato il cedimento di schianto, il crollo fisico e mentale, soprattutto di chi aveva sino a quel momento tirato la carretta (Stipcevic, Bell e Savanovic su tutti) oltre all’infortunio di Lacey che ha privato il Banco del suo uomo più talentuoso nel momento topico della stagione. Ecco, proprio il talento è ciò che alla Dinamo è mancato. Troppo poco per poter sperare di vincere qualcosa, troppo operaio questo roster per pensare di spuntarla quando conta davvero. Sono lontani, lontanissimi i tempi in cui il talento c’era e in abbondanza (gli anni con coach Sacchetti). Si è passati dall’avere il miglior attacco ad avere la miglior difesa, due filosofie di basket completamente differenti, per non dire opposte, senza vie di mezzo. Evidentemente una scelta ben precisa quella della società, con l’avvento in panchina di coach Pasquini che ha portato il suo credo cestistico. Ora si potrebbe discutere di tante cose, magari storcere anche il naso, ma sarebbe ingiusto e ingeneroso farlo. Ora ci sarà tempo per metabolizzare e per pensare a programmare il futuro che, salvo clamorosi e improbabili ribaltoni, vedrà ancora Federico Pasquini nel doppio ruolo di Coach e General Manager. Lo stesso Pasquini ha dichiarato che la volontà è quella di ripartire dallo zoccolo duro di giocatori di quest’anno, perché in tanti hanno dimostrato attaccamento alla maglia e cultura del lavoro. A patto però, aggiungiamo noi, che se si coltivano ambizioni di un certo tipo, si punti ad inserire nel mosaico almeno tre o quattro elementi di fisicità e talento, che possano e sappiano girare le partite quando serve, perchè altrimenti con tanti operai, si lavoro sodo ma arrivati al dunque non si hanno le armi per poter competere per obbiettivi importanti.

 

Le nostre pagelle

Devecchi voto 7: il capitano non ha tradito, non ha avuto un minutaggio altissimo, ma quando è stato chiamato in causa ha fatto sempre il suo, dando l’esempio e tenendo sempre compatto e unito lo spogliatoio, uno dei punti di forza della Dinamo di quest’anno. Una garanzia, unico vero elemento di continuità negli anni. Da lui si ripartirà certamente.

Sacchetti voto 5,5: per il buon Brian è stata una stagione indubbiamente difficile, nella quale ha sofferto e offerto un rendimento al di sotto del suo standard e delle aspettative. La sensazione è che il suo ciclo alla Dinamo possa essersi concluso.

Bell voto 6,5: arrivato a stagione in corso per provare a dare una svolta è riuscito nel suo intento, pagando alla lunga una freschezza atletica che è venuta pian piano a mancare. È arrivato senza benzina all’ultima fase della stagione e questo ha pesato enormemente nell’economia di squadra. Non si può fargliene una colpa, era prevedibile che con i suoi anni non potesse reggere certi ritmi. Il suo contributo è stato comunque fondamentale ma certamente la società non ripartirà da lui per costruire il roster per la prossima stagione.

Lacey voto 6,5: senza ombra di dubbio il giocatore più talentuoso del roster anche se non ancora completamente maturo e affidabile. Nell’arco di un paio d’anni se continuerà la sua crescita, sarà un elemento che farà gola ai migliori club di Eurolega. La Dinamo vorrebbe ripartire da lui, ma non sarà semplice trattenerlo e probabilmente neanche così tanto conveniente a livello economico.

Carter voto 5: È il giocatore che più ha deluso, così si sente dire in giro. La realtà è che, fermo restando che la sua annata sassarese è stata la peggiore della carriera, Josh nel suo passato non ha mai dato garanzie di rendimento costante. E’ sempre stato un giocatore umorale e di striscia, capace di alternare partite clamorose da cecchino infallibile ad altre clamorosamente negative se non addirittura momenti strepitosi ad altri disastrosi all’interno della stessa partita. Strano pensare che chi lo ha scelto non lo sapesse. Scommessa azzardata, anche in rapporto al suo costo e sicuramente persa.

Stipcevic voto 7: la vera anima della Dinamo, ha mostrato grande attaccamento ed è toccato a lui tirar fuori la squadra dalle secche nei momenti decisivi delle partite. Ha giocato la miglior stagione della sua carriera e la Dinamo da lui vuole ripartire. Non a caso già da mesi sta discutendo con la società il rinnovo del contratto. Certo, non è un play puro, gli piace molto palleggiare e la palla la fa girare poco, ma se avesse anche quelle qualità probabilmente giocherebbe fisso in una squadra di Eurolega.

Savanovic voto 6: un maestro, un grandissimo, un giocatore fantastico, i suoi movimenti spalle a canestro in post basso, sono enciclopedia del basket. Detto questo, gli anni pesano e il buon Dusko è arrivato con la bombola d’ossigeno al traguardo. L’errore è stato quello di pensare ad inizio stagione che potesse stare in campo 30 minuti a partita, perché questi erano i piani al momento del suo ingaggio. Il suo contributo ovviamente c’è stato ed è stato importante, ma difficilmente si potrà programmare la nuova stagione prevedendo la sua presenza.

D’Ercole voto 6: Dopo un avvio di stagione nel quale era completamente fuori dai radar di Pasquini, ha continuato a lavorare a testa bassa senza mai una polemica e questo alla fine ha pagato. È riuscito a ritagliarsi il suo minutaggio e soprattutto ad essere incisivo. Un ottimo elemento dal quale si potrebbe tranquillamente ripartire, sempre che la società non abbia in mente altre soluzioni, come il ritorno di Marco Spissu che potrebbe forse mettere in dubbio una sua riconferma.

Monaldi voto 6: al contrario di D’Ercole, Monaldi ha iniziato la stagione entrando subito nelle grazie di Pasquini, per poi, complice la crescita di D’Ercole, essere relegato ad una seconda parte di annata, passata fisso ad incitare i compagni dalla panchina. Anche lui potrebbe essere un elemento dal quale ripartire.

Lighty voto 6: arrivato nel girone di ritorno per dare consistenza e fisicità alla squadra, ha fatto il suo, dimostrando grandi doti difensive e applicazione. Da un americano però si tende a pretendere qualcosa in più, specialmente in fase offensiva, dove Lighty ha mostrato grossi limiti. Con tutto il rispetto, si può e si deve trovare di meglio.

Lydeka voto 6: un onesto operaio che lotta e combatte. Anche lui dal punto di vista del talento ha dei limiti evidenti, ma in un gioco di incastri e di costi, la sua conferma potrebbe anche essere presa in considerazione.

Lawal voto 6: arrivato anche lui a stagione in corso, ha dato una bella scossa di energia sotto le plance ed in certi frangenti è stato fondamentale. Certamente non fa della continuità di rendimento la sua arma migliore e questo alla fine è stato un problema. Stagione positiva la sua, ma in ottica futura, considerando vari aspetti, è auspicabile puntare su altri giocatori.

Olaseni voto 3: l’inglesino si è dimostrato un Lord soprattutto in campo, troppo “educato” e timido, completamente inadatto per certi livelli. Il più grosso flop della Dinamo 2016/2017, il più grosso errore di valutazione compiuto da chi lo ha scelto.

Pasquini: nel dare un giudizio alla sua annata è doveroso fare una distinzione fra i due ruoli, quello di GM e quello di Coach. Come General Manager (voto 4), onestamente a questo giro ha completamente toppato, mettendo su un mosaico di giocatori, nessuno dei quali ha dimostrato di essere un “vincente”, per capirci alla Dyson, alla Logan alla Lawal o alla Travis Diener. Una squadra troppo operaia con troppo poco talento e pochissima fisicità e atletismo.
Come allenatore (voto 6,5) il giudizio è senza dubbio molto più positivo, perché nell’insieme è riuscito a dare un’identità alla squadra (soprattutto dal punto di vista difensivo) e la sensazione è che con due o tre giocatori di talento in più, questo avrebbe pagato. Quindi l’auspicio è che per la prossima annata, si evitino gli errori fatti quest’anno e si punti ad inserire in organico almeno due o tre giocatori atletici e talentuosi che possano far lievitare la qualità e la competitività complessiva della squadra.