Dinamo, momento complicato ma si va avanti

Federico Pasquini rimane coach. Ma è evidente che nella trasmissione delle comunicazioni fra allenatore e squadra ci sono delle difficoltà. L’analisi di Aldo Gallizzi

DinamoPasquiniChe quello attuale sia un momento piuttosto complicato in casa Dinamo, è ormai assodato e sotto gli occhi di tutti. Le dimissioni di Pasquini dopo la pesante sconfitta interna contro Capo d’Orlando, rigettate dal presidente Sardara dopo un consulto coi giocatori, ne sono la conferma inconfutabile. Un atto di coraggio, un gesto d’amore verso il club, una mossa orchestrata di proposito con l’intento di scuotere i giocatori per metterli di fronte alle proprie responsabilità, sapendo già che per questioni di opportunità e di quieto vivere nel gruppo, ammesso e non concesso che qualcuno di loro avesse dubbi sull’operato del coach (Pasquini li ha scelti e avrebbe comunque continuato a ricoprire il ruolo di GM) difficilmente avrebbe alzato la mano di fronte alla domanda del presidente Sardara.

Al di la della versione ufficiale, che deve essere presa per buona, le interpretazioni e le chiavi di lettura possono essere tante e ogni testa pensante può farsi la propria idea. Della partita si è già parlato e c’è veramente poco da aggiungere, meglio sorvolare.

In linea generale, ciò che è evidente è il fatto che in questo momento nella trasmissione delle comunicazioni fra allenatore e squadra ci siano delle difficoltà. Le indicazioni partono ma non arrivano a destinazione. Il riferimento non è solo alla tattica e agli schemi, ma anche e soprattutto all’aspetto mentale e psicologico. Questa Dinamo ha paura e difetta in personalità. È vero, ci sono alcuni giocatori giovani, ma solo alcuni, perchè gente come Hatcher, Planinic e gli stessi Polonara e Devecchi, di battaglie ne hanno combattuto parecchie in Italia e in Europa. L’assenza di Stipcevic? La stanchezza per i tanti viaggi? Gli infortuni che hanno e stanno costringendo l’utilizzo di alcuni giocatori fuori ruolo? Certo, sarebbe ingeneroso e sbagliato non tenere conto di tutto ciò, ma allo stesso tempo fatalista e dunque molto pericoloso attribuire alle attenuanti le cause della vistosa parabola discendente imboccata dalla Dinamo. Squadra e coach, ma lo staranno facendo proprio in queste ore, devono guardarsi per bene negli occhi, far volare gli stracci se necessario a raddrizzare la barca, tutti insieme, proprio come hanno detto di voler fare.

Pasquini è un grande conoscitore di basket, sa il fatto suo, è molto preparato, ma non è un allenatore carismatico e questo aspetto nei momenti di difficoltà può risultare un handicap. Se dunque la squadra è veramente con lui, è arrivato il momento di dimostrarlo sul campo, perchè le parole, come diceva un certo Bob Dylan, soffiano nel vento.

Il tempo per invertire la rotta c’è tutto, bisogna solo abbassare la testa, piegare le ginocchia, parlare poco e lavorare tanto. In questo senso, l’imminente sosta per gli impegni delle Nazionali potrà sicuramente tornare utile sotto diversi aspetti.